Il mercato italiano negli ultimi tempi, causa governo precario, ha visto un saliscéndi dello spread con conseguenti montagne russe delle nostre obbligazioni. I mercati del debito sono affamati di liquidità, soprattutto in un periodo come quello appena vissuto in Italia. Dal punto di vista dei valori, il prossimo sarà un anno tranquillo, con titoli vicini alla scadenza in linea con quelli del 2018.

A complicare i giochi c'è però la chiusura dell'ombrello di Draghi e l'aumento dei rendimenti. In sintesi: 30 miliardi in più da collocare ad investitori privati, sempre che nuove misure di spesa non aumentino ulteriormente il fabbisogno. 5 miliardi di costi aggiuntivi possibili per la crescita dei rendimenti.

Come si sono mossi i grandi investitori

Durante le oscillazioni dei prezzi più intense alcuni operatori primari (banche e hedge fund) che trattano direttamente con la banca centrale per distribuire le proprie obbligazioni nel mercato più ampio, hanno riferito un aumento della normale attività sul debito italiano. Ciò ha reso difficile per loro svolgere il tradizionale ruolo di market maker, fornendo liquidità per ridurre la volatilità dei prezzi.

Le cose ora sembrano sulla via della normalità, il governo è stato varato e l'investitore, seppur spaventato dal populismo, è stato rassicurato da vari politici in carica che escludono una uscita dall'Europa da parte dell'Italia. Tuttavia, l'aumento dello spread dimostra che gli investitori vogliono essere meglio compensati per il rischio che si assumono investendo nel nostro paese.