La crisi europea è finita e il tema principale diventano le riforme. Dopo 5 anni di incertezze e l'impegno del presidente della BCE, Mario Draghi, "faremo qualunque cosa", la ripresa dell'Eurozona è finalmente reale. L'area dell'euro crescerà di circa il 2% nel 2018, secondo le previsioni dell'FMI, e questa volta i paesi periferici si uniranno all'espansione.

La crisi europea è finita e il tema principale diventano le riforme. Prima colpita nel 2008 dalla crisi dei subprime, scoppiata alla fine del 2006 negli Stati Uniti che ha avuto gravi conseguenze sull’economia mondiale, in particolar modo nei paesi sviluppati del mondo occidentale, innescando la grande recessione. Poi ha subito il double-dip 2011. Dopo 5 anni di incertezze e l’impegno del presidente della BCE, Mario Draghi, “faremo qualunque cosa”, la ripresa dell’Eurozona è finalmente reale. L’area dell’euro crescerà di circa il 2% nel 2018, secondo le previsioni dell’FMI, e questa volta i paesi periferici si uniranno all’espansione.

Quando parliamo di paesi periferici ci riferiamo a Spagna, Portogallo, Italia e Grecia. Solo un anno fa gli euroscettici stavano discutendo su come, non se, l’Eurozona si sarebbe sciolta. Oggi gli investitori stanno acquistando bond governativi in Spagna, Portogallo, Italia e Grecia. Le agenzie di rating alzano i rating di questi paesi e i rendimenti dei titoli di stato greci sono scesi sotto il 10% nel 2016, lo stesso dell’Ecuador e del Ghana, a meno del 4% di oggi.

Tutto questo ottimismo è giustificato?

Il Fondo monetario internazionale ha migliorato le stime di crescita dell’Italia, per riflettere il forte slancio nella domanda interna e la domanda alta dall’estero, ma non ha mancato di sottolineare i rischi associati all’incertezza politica in vista delle prossime elezioni di marzo. Migliorata anche la stima di crescita dell’Eurozona, merito delle revisioni al rialzo di quelle relative a Germania, Italia e Paesi Bassi. Esse hanno controbilanciato il taglio contenuto delle previsioni relative alla Spagna.