Se non abbiamo fatto male i conti, con l’anno corrente l’espansione economica iniziata a metà 2009 ha raggiunto ora il 104esimo mese di anzianità. Quasi un record di longevità, se si considera che i precedenti 22 cicli espansivi, certificati dal National Bureau of Economic Research dal 1900 ad oggi, soltanto due volte sono durati di più.

Ad aprile, la corrente ripresa salirà al secondo posto per durata; fra poco più di un anno, batterà la ripresa economica degli anni Novanta: una impresa ardua, ma non impossibile.

Tutto questo sta mandando fuori di testa le Cassandre che da anni chiamano la recessione e il conseguente bear market azionario. Sta di fatto che senza la prima, difficilmente arriva il secondo: un raro esempio di matrimonio funzionante. Si trascura che i cicli economici non muoiono mai di anzianità: se si esauriscono è perché interviene un fattore – di solito esogeno – che ne decreta una prematura scomparsa.

C’è un aspetto che rischia di mandare in “trip cognitivo” le Cassandre. Una recessione, negli Stati Uniti, c’è stata, dopo il minimo ciclico di giugno 2009. Anzi, a ben vedere, non solo una ma due.

Tradizionalmente siamo abituati a definire una recessione come una contrazione del ciclo economico per almeno due trimestri, quindi una diminuzione del PIL, al netto s’intende dell’inflazione. Ma viviamo tempi eccezionali, tempi di deflazione, si può quindi correre il rischio che etichette storiche possano non aderire perfettamente.

Proviamo allora a visualizzare il tasso di crescita nominale dell’economia USA…