I prezzi del petrolio potrebbero raddoppiare di nuovo se il settore subisse gravi interruzioni, poiché l'offerta americana di escludere le esportazioni venezuelane e iraniane dal mercato mondiale significa che il globo ha pochissima capacità inutilizzata. I prezzi del greggio Brent sono saliti da un minimo inferiore di $ 30 al barile all'inizio del 2016 a quasi $ 80 oggi, ma potrebbero salire tra $ 100 e $ 150 se gli eventi geopolitici si rivelassero negativi. Il limite superiore di tale intervallo batterebbe il record di oltre $ 140 al barile che è stato raggiunto brevemente nel 2008. Trump spinge per portare il petrolio a livello pre-crisi.

Una cosa è certa: con Trump non ci si annoia mai.

La sua campagna elettorale permanente prevede sempre la presenza di un nemico da sconfiggere o da ridurre a più miti consigli.

E visto che stiamo parlando di un uomo che ha conquistato la Casa Bianca contro tutti i sondaggi, probabilmente la sua strategia è, al momento, efficace.

Prima il Messico e i messicani, poi la Cina ed ora si aggiunge l’Iran.

In realtà l’Iran è sempre stato considerato dagli Usa un nemico ma con gli accordi stipulati dall’amministrazione Obama i rapporti si erano ricuciti.

Sia chiaro, Iran e Usa non giocavano a golf insieme come amici di vecchia data, ma già limitarsi a mantenere buoni rapporti era un considerato un gran successo.

Poi le tensioni sono aumentate costantemente da maggio 2018, quando Trump abbandonò improvvisamente l’accordo nucleare del 2015 tra l’Iran e le sei potenze mondiali.

Trump non ha solo abbandonato l’accordo ma ha ripristinato le sanzioni per costringere l’Iran a rinegoziarlo.