Nel precedente post abbiamo rivolto l'attenzione su una che caratteristica dei mercati di cui ci eravamo scordati l'esistenza: la volatilità.

Nelle ultime settimane si è invece manifestata in tutta la sua forza. Ad esempio l'indicatore VIX (che misura la volatilità di un indice) del S&P 500 ha fatto un balzo da circa 12 a più di 50! la forza di tale movimento è apprezzabile dal grafico sotto riportato.

Una delle spiegazioni che vengono fornite per tale esplosioni è l'aumento del rendimento dei titoli di stato americani, dovuti all'aspettativa di una crescita dell'inflazione in USA ed il conseguente innalzamento dei tassi da parte della FED. In parole molto più semplici, il ragionamento che si fa è il seguente: perché dovrei continuare a rischiare comprando azioni quando l'asset più sicuro del mondo (titolo di stato americano) iniziare a dare buoni rendimenti? Quindi si inizia a vendere azioni e comprare bond del tesoro.

Tale spiegazione ci convince solo in parte. Infatti nel grafico precedente abbiamo riportato sotto il VIX anche l'andamento del bond del tesoro americano a 10 anni. Come potete notare l'aumento del rendimento parte molto prima dell'esplosione del VIX e soprattutto non ci spiega come mai il VIX sia schizzato così in alto da un giorno all'altro.

A noi sembra invece più plausibile che l'innalzamento dei rendimenti sia stata un'ottima scusa per realizzare i profitti di un mercato che era cresciuto senza sosta ormai ad un ritmo non più sostenibile nel breve. Una volta iniziate le vendite gli algoritmi automatici che probabilmente sono stati progettati avendo come parametro un VIX molto basso hanno chiuso anche loro le posizioni innescando così un effetto a catena. La conferma è arrivata, a nostro avviso, nelle giornate successive dove anche all'interno di una stessa sessione giornaliera si è passati da -2% a +1,5%.