Analisi fondamentale


Parallelamente all’analisi tecnica che si prefigge di indagare le motivazioni che muovono una quotazione sul mercato in termini numerici e grafici, l’analisi fondamentale parte dagli accadimenti esterni, per poi arrivare al grafico solo in un secondo momento, contestualizzando quest’ultimo in un’ottica d’insieme.

Analisi fondamentale

L’analisi fondamentale si preoccupa di studiare l’andamento di un trend da un punto di vista economico più generale, avendo come spettro d’analisi un campo molto più vasto di elementi, che copre l’intero sistema finanziario. In tal senso, dunque, mentre l’analisi tecnica si preoccupa di studiare gli aspetti quantitativi, l’analisi fondamentale concentra l’attenzione su principi qualitativi.
Alla base della disciplina fondamentale vi è la convinzione che qualsiasi attività quotata sul mercato abbia un valore di mercato differente dal proprio valore intrinseco e che il prezzo di quotazione tenda, a lungo andare, ad avvicinarsi a tale valore intrinseco, o reale.

Obiettivi dell’analisi fondamentale

L’obiettivo dell’analisi fondamentale è il comprendere quali fattori influenzino l’andamento della quotazione e fino a che punto questi stessi risultino determinanti: tra le materie analizzate vi sono sia gli aspetti patrimoniali e di bilancio legati all’effettivo stato di salute delle aziende, sia le dinamiche macro e micro economiche, relative allo stato di salute finanziario capillare.
Nella definizione degli indicatori macroeconomici rientrano tutti quegli ambiti specifici di attività economica di un Paese (quale il settore industriale, commerciale e lavorativo) che hanno pubblicazione usualmente mensile (dal Governo e da istituti del settore privato) e forniscono un quadro economico generale.

L’analista fondamentale partirà dunque con l’analizzare:
- il contesto economico di riferimento
- il settore in oggetto (in confronto anche agli altri settori)
- i dati specifici relativi al soggetto indagato

Vantaggi e svantaggi dell’analisi fondamentale

Se, come indica il nome stesso, l’analisi fondamentale è un punto cardine per comprendere le “fondamenta” che stanno alla base di un’attività, tale disciplina ha sia aspetti favorevoli, che contrari.

Tra i principali vantaggi dell’analisi fondamentale vi sono:
- ricerca del valore reale
- determinazione del valore intrinseco
- vaglio delle condizioni macro e micro economiche (e delle opportunità che da esse originano)
- analisi più chiara di lungo termine

Tra gli aspetti negativi ve n’è uno che prevale su tutti, vale a dire la vastità e la complicatezza di taluni indicatori. Questi stessi, oltre ad essere innumerevoli e spesso similari, possono portare l’investitore a confondersi ulteriormente le idee, avendo di fronte una serie di numeri senza competenze sufficienti per comprendere quali di questi abbiano maggiore rilevanza e quali di questi siano più influenti a livello di mercato.

Tra i principali fattori indagati dall’analisi fondamentale vi sono:

  • annuncio dei tassi di interesse
  • andamento del PIL
  • inflazione, indice CPI (dei prezzi al consumo) ed indicatori della spesa
  • tasso d’occupazione (e, soprattutto di unemployment)
  • bilancio statale (bilancia dei pagamenti, surplus/deficit e rapporto debito/PIL)
  • politica monetaria
  • politica fiscale

Tra gli attori di spicco che giocano un ruolo attivo a livello di incidenza sull’analisi fondamentale, vi sono le Banche Centrali, le quali regolano sia le politiche economico monetarie di una nazione, sia i flussi di investimento in entrata e in uscita. Essendo le economie basate sul sistema monetario locale, le stesse valute sono tra le prime a risentire delle variazioni politiche attuate (specie per quanto concerne misure di politica monetaria), che a loro volta determinano mutazioni in termini di economia reale.
Queste stesse hanno forte impatto anche sul bilancio statale, il quale tramite la bilancia dei pagamenti tiene sotto controllo i rapporti commerciali da e verso l’estero

I due termini più rappresentativi dell’analisi fondamentale sono invece costituiti da PIL ed inflazione. Mentre il Prodotto Interno Lordo è infatti un chiaro indicatore della produttività e dell’intraprendenza di un Paese, l’inflazione è direttamente legata al concetto di potere d’acquisto, che a sua volta influenza la propensione dei consumatori (e dei risparmiatori) ad agire sul mercato reale.

Rivolgendosi infine al tasso di occupazione, minore sarà la percentuale di disoccupati nel Paese, migliore sarà il segnale lanciato alle economie mondiali di un vigoroso stato di salute nazionale, alla cui analisi dovrà essere però accompagnato uno studio approfondito dell’andamento dei salari medi.

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