Doppio massimo e doppio minimo


Il doppio massimo e il doppio minimo, in analisi tecnica, rientrano in quella categoria di figure definite come figure di inversione, che accompagnano e determinano sovente la fase finale di un trend.

Doppio massimo e doppio minimo

La figura di doppio massimo (così come quella di doppio minimo, ribaltata rispetto alla precedente) si compone di due massimi successivi l’uno all’altro, generati da un trend inizialmente rialzista.
Una volta che la quotazione giunge al primo picco rialzista (che funge da resistenza), essa cambia rapidamente direzione, ma solo per un breve frangente di tempo; questa sarà infatti interessata da un ulteriore rialzo, che la porterà a ritestare l’area del massimo precedentemente toccato, senza riuscire a superarlo. Tale movimento determina una discesa del trend, che porterà a violare e ad oltrepassare a ribasso il minimo compreso tra i due massimi precedentemente formati, riprendendo in senso opposto rispetto a quello iniziale.
Di rimando, il doppio minimo si realizza in seguito ad un movimento ribassista dei prezzi, i quali andranno a testare due volte la soglia del minimo, tendendo, a movimento avvenuto, a ripartire in senso rialzista (con una soglia di supporto statica in prossimità dei due minimi creati).

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Per la creazione di un doppio massimo (o di un doppio minimo), è dunque necessario passare attraverso cinque step:

  • un primo massimo
  • un minimo relativo
  • un secondo massimo (nell’area toccata dal primo massimo)
  • un breakout
  • un pullback di ritracciamento (precedente al movimento ultimo e che porterà nella zona del target conclusivo).

Così come risulta rilevante la linea che collega i due massimi successivi (resistenza di periodo), altrettanto di rilievo è la retta condotta dal punto di minimo relativo a quello di pullback, livello a partire dal quale è possibile individuare l’area di stop loss.

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Analizzando i volumi che caratterizzano lo sviluppo della figura, la portata di questi è decrescente: il picco più consistente si raggiunge infatti nel momento del primo massimo, cui seguono un ritracciamento ed un massimo successivo con volumi decisamente più ridotti rispetto a quelli iniziali. Dal momento del breakout, i volumi tornano a crescere.

A livello operativo, si avrà:

  • Entrata: alla rottura del minimo di swing compreso tra i due massimi;
  • Stop loss: al di sopra del minimo di swing nel doppio massimo (o al di sotto del massimo di swing nel doppio minimo);
  • Target: dato dalla proiezione dello swing dal punto di uscita dei prezzi.

E’ necessario tenere a mente che, sebbene si sia soliti generalizzare utilizzando l’espressione breakout al momento di qualsiasi punto di rottura, più precisamente nel caso di doppio massimo, risulta più corretto l’utilizzo del termine break-in, a rappresentare un mercato in fase di riassorbimento dalle perdite.

La dinamica dei volumi

Vi è una differenza sostanziale tra i volumi rilevati nel caso di doppio massimo e di doppio minimo:
- nel primo caso: i volumi salgono in prossimità del primo picco, scendono al primo minimo relativo, risalgono fino ai livelli del primo massimo, ridiscendono fino al breakout e, da lì, risalgono immediatamente.
- nel secondo caso: in prossimità del secondo bottom i volumi sono quasi inesistenti, fattore che tende a rendere le linee meno spezzate e più rotonde.

Tendenzialmente i tempi che intercorrono tra due minimi è superiore rispetto a quello in cui si verificano due massimi. Si è inoltre rilevato come, sul mercato, maggiore è il tempo di costruzione di una figura di doppio Max-min, altrettanto maggiore sarà la forza con la quale il movimento ribassista o rialzista procede.
Tale situazione nella dottrina viene spesso definita con la regola del pollice (non sempre applicabile): secondo questa, la variazione percentuale del movimento che segue al doppio picco (es. 5%) corrisponde al numero dei giorni intercorrente tra i due picchi (es. 5 giorni) e si verifica in un tempo pari a circa due volte quello registrato (es. 10 giorni).

L’utilizzo pratico e gli effetti

Sebbene facili da comprendere rispetto ad altre figure tecniche, il doppio massimo, così come il doppio minimo, per due fondamentali motivi non forniscono un segnale totalmente affidabile e chiaro: in primo luogo, non è sempre possibile individuare con certezza il realizzarsi della figura (che spesso si rileva solo a movimento già concluso); in secondo luogo, perché, in condizioni di mercato fortemente volatile, risulta difficile rilevare il punto di breakout.
La conferma di un doppio massimo (al contrario per il doppio minimo) si ha infatti al momento della rottura a ribasso del minimo intermedio. Tale ultimo punto (di minimo o di massimo intermedio) è detto punto di swing, ovvero un punto preceduto e seguito da una serie di prezzi (o candele di prezzo) prima crescenti, poi decrescenti (e vie versa).

La spiegazione psicologica

E’ interessante capire inoltre quale sia il movimento psicologico che origina da una figura di doppio massimo (e doppio minimo). Per spiegarla tramite esempio, si ipotizzi di entrare in posizione long sul livello contrassegnato dal punto 1 e avere aspettative crescenti. Giunti al punto di primo massimo e iniziato il trend discendente, l’aspettativa cambia, passando da un obiettivo di profitto, ad un obiettivo di non-perdita. In tale ottica la posizione viene mantenuta anche al superamento del punto 2, fino al rimbalzo ed al ritorno a quota 3. In tale circostanza l’investitore, dopo aver corso il rischio precedente, muta la propria aspettativa, liquidando la posizione e mettendosi short. Tale azione porta il mercato a perdere di vigore, risvoltando poco dopo nuovamente a ribasso. Diversamente dal primo rimbalzo, la paura legata al rischio di perdita porta a non dare ulteriore fiducia all’asset, che arriverà a perdere più del livello del minimo di swing compreso tra i due massimi.

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Se il mercato tornasse a dare fiducia alla quotazione sul brevissimo termine, tuttavia, si concretizzerebbe la possibilità di un’entrata profittevole in pullback.
In linea generale, nell’analisi tecnica le entrate in breakout sono viste come entrate rudimentali; le vere entrate da considerare sono quelle in pullback.

Nel caso in cui, a seguito di un doppio Max-min, la figura fosse negata, la quotazione tenderebbe a ripartire nella stessa direzione originaria, con una forza superiore a quella iniziale. In parole diverse: quando il mercato rifiuta la figura, l’implicazione determina un movimento più consistente e di verso opposto.
La formazione di pattern all’interno della figura può inoltre dare vita a trappole sia rialziste che ribassiste; le prime vanno sotto il nome di bull traps, le seconde di bear traps. Queste ultime dinamiche si realizzano in concomitanza di secondi massimi (o minimi) che superano il livello del primo picco toccato e che possono spingere a interpretare tale trend come una negazione della figura originaria ed un prosieguo del movimento rialzista (ribassista nel secondo caso).

Triplo massimo-triplo minimo

Annesso alla dottrina del doppio massimo-doppio minimo vi è il concetto di triplo massimo- triplo minimo.
In quest’ultima circostanza, i picchi massimi toccati e collocati nella stessa fascia di prezzo sono tre invece che due. Allo stesso modo di quanto già espresso in precedenza, il miglior punto per entrare nel trend è quello in cui la quotazione viola il punto di breakout del minimo intermedio compreso tra due punti di massimo (la cui posizione corrispondente sarebbe quella di vendita).

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Consulta anche:

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