Borsa Usa, i dati macro aiutano il rialzo, bene Apple.

Dopo le incertezze di mercoledi', con gli operatori indecisi se rallegrarsi del fatto che la Fed ha deciso di uscire di scena per il 2019 (i tassi non saliranno fino alla fine dell'anno) o se preoccuparsi a seguito delle motivazioni che hanno portato a questa scelta particolarmente accomodante, ovvero un probabile rallentamento dell'economia nei prossimi mesi, giovedi' sono usciti dati macro che hanno sorpreso in positivo il mercato dando il via ad una robusta corrente di acquisti. Difficile dire tuttavia se si tratta di una ripresa duratura della modalita' "risk on" o se e' solo un balzo temporaneo, alcune perplessita', legate in buona parte all'andamento del dollaro, rimangono.

Il Leading Indicator (LEI) calcolato dal Conference Board e' cresciuto a febbraio a 111,5 punti, +0,2% a fronte di attese di un +0,1% e di un dato precedente piatto (-0,1% invece a dicembre). Erano 5 mesi che il superindice non era in crescita. La velocita' di espansione dell'indice tuttavia sta diminuendo (tra l'altro il rialzo di febbraio e' in buona parte imputabile alla ripresa del mercato azionario e non ad un attivita' economica particolarmente brillante), dalla sua dinamica e' possibile confermare l'idea, alla quale ormai il mercato si e' abituato, che il ritmo di crescita del Pil e' destinato a rallentare, come del resto ha previsto anche la Fed ieri nelle sue ultime stime (la banca centrale ha anche rivisto marginalmente al ribasso le stime per il Pil del 2019 portandole al 2,1% dal +2,3% della stima di dicembre e all'1,9% per il 2020).

La componente del LEI relativa alla situazione attuale e' cresciuta dello 0,2%, l'intero aumento dell'indice, mentre quella relativa alle aspettative future e' rimasta ferma a 107 punti.