La lettura relativa a dicembre del Purchasing Managers' Index (Pmi) della Cina elaborato da Markit/Caixin ha messo le ali ai piedi agli indici azionari cinesi nelle prime sedute dell'anno. Il Pmi si è attestato infatti a 51,5 punti contro i 50,8 punti di novembre. A spingere le Borse dell'Asia sono principalmente le società tecnologiche, ben presenti nei due listini cinesi, quello di Shanghai e quello di Shenzen. In particolare sull'indice Shanghai Stock Exchange Composite Index ha fatto la sua comparsa una figura a "triplo minimo", disegnata a partire dal 6 dicembre a ridosso della media mobile a 200 giorni, un elemento dalle spiccate implicazioni rialziste. La rottura di quota 3322 ha completato il triplo minimo aprendo la strada al ritorno sui massimi di metà novembre a 3450 circa. Oltre quei livelli atteso il test di area 3640, lato alto del bel canale crecente disegnato dai prezzi dai minimi di febbraio 2016. Sotto la media mobile a 200 giorni, a 3265 circa, atteso invece il test a 3220 della base del canale, supporto critico anche in ottica di medio lungo periodo.

Ma in generale tutti i mercati dell'Oriente si accodano al movimento ascendente che ha sospinto il Nasdaq statunitense per la prima volta nella sua storia oltre la soglia psicologica dei 7000 punti e che ha permesso all'indice SOX dell'industria dei semiconduttori di riprendere con forza la strada del rialzo dopo la flessione vista a tra fine novembre e inizio dicembre. E il rialzo per la tecnologia potrebbe ancora estendere: la Semiconductor Industry Association (SIA) ha annunciato che a novembre le vendite globali di semiconduttori hanno toccato quota 37,7 miliardi di dollari (record assoluto), +21,5% a/a e +1,6% m/m. A brillare in Asia è soprattutto il mercato di Taipei, sul quale sono quotati alcuni tra i maggiori fornitori di Apple, ma anche i mercati azionari delle Filippine e della Nuova Zelanda si sono messi in evidenza e hanno toccano nelle prime sedute dell'anno nuovi massimi storici.