L'ultima seduta dell'ottava finisce per Wall Street sostanzialmente com'era iniziata: sulla parità. Il ritorno delle tensioni commerciali, in scia all'ennesima uscita a effetto di Donald Trump, controbilancia in negativo la spinta rialzista di una serie di solidi risultati, a partire da quelli di Microsoft, che chiude in rialzo dell'1,79% conquistando la vetta del Dow Jones Industrial Average. Settimana clou per le trimestrali Usa, per altro, sarà quella che inizia lunedì 23 luglio, con 174 dei componenti dell'S&P 500 attesi alla presentazione dei conti. Alla fine il Dow Jones segna un ribasso di appena lo 0,03% a 25.058,12 punti. E poco peggio fanno l'S&P 500 (deprezzatosi dello 0,09% a 2.801,82 punti) e il Nasdaq (in contrazione dello 0,07% a 7.820,20 punti). L'indice tecnologico si era mosso per buona parte della giornata in rialzo dello 0,20-0,30% grazie appunto alla spinta di Microsoft (il miglior titolo del Nasdaq 100 è stato però quello di Cintas, in progresso del 5,11%) ma alla fine si allinea anch'esso vicino alla parità.

Il presidente Usa, che aveva contribuito al giovedì negativo dei mercati newyorkesi (dichiarando di "non essere contento" per i rialzi dei tassi), ha riacceso la fiamma della guerra commerciale contro Pechino dicendosi pronto a imporre dazi su 500 miliardi di dollari di merci cinesi. La cifra non è nuova, ed è sostanzialmente pari al totale dell'export di Pechino negli Usa lo scorso anno, ma le dichiarazioni hanno contribuito a fare riemergere timori da parte degli investitori. Le due prese di posizione di Trump, oltre a deprimere i corsi azionari, hanno spinto in declino dello 0,76% il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete. E alla contrazione più netta da marzo per il biglietto verde si accompagna un rialzo dei rendimento dei Treasury decennali al 2,89% (in progresso di sei punti base), sui massimi da fine maggio.