Una fitta campagna di manipolazione dei prezzi potrebbe essere stata alla base di almeno la metà dei sorprendenti guadagni messi a segno lo scorso anno dal Bitcoin e da tutto il settore delle criptovalute. 

Il report

E' quanto sostiene in un report diffuso ieri John Griffin, un accademico della University of Texas noto per aver già svelato in passato numerose frodi sui mercati finanziari.

Nel documento di 66 pagine, frutto di una ricerca condotta insieme a un suo studente, Amin Shams, l'accademico americano sostiene che gran parte dei guadagni del Bitcoin sarebbero stati causati dalle attività poco trasparenti di pochi grandi operatori del settore piuttosto che da un aumento reale della domanda tra gli investitori.

Il ruolo di Bitfinex

Arricchendo di numeri e date ipotesi e sospetti già circolati nei mesi scorsi, i due ricercatori prendono in particolare ad oggetto del loro studio il ruolo della società che ha creato la criptovaluta Tether, undicesima per capitalizzazione di mercato, e i suoi rapporti opachi con uno dei più grandi operatori del settore, Bitfinex.

Le due società hanno strutture autonome, ma è noto da tempo che hanno gli stessi vertici e lo stesso CEO, Jan Ludovicus van der Velde, tanto che a gennaio l'exchange era stato messo inchiesta a gennaio dai regolatori americani in seguito a segnalazioni di attività sospette.

Già nei mesi scorsi infatti alcuni report hanno espresso dubbi sui meccanismi di funzionamento di Tether, una cosiddetta "stablecoin" che la società afferma di tenere in rapporto stabile col dollaro detenendo un patrimonio in dollari equivalente, senza però fornire prove sull'effettiva esistenza di tali somme.