Molto probabile che durante il 2018 assisteremo alle super performance di cripto monete alternative al Bitcoin, mentre quest’ultimo si avvierà lentamente ed inesorabilmente ad un progressivo declino sia delle quotazioni che dell’interesse mediatico a cui ci aveva invece abituato durante il 2017. Il nuovo anno inizia con un avvicendamento nel ranking mondiale delle criptovalute con Ripple che diventa la seconda moneta più scambiata al mondo, la cui performance fa impallidire tutti gli invasati che hanno continuato per mesi e mesi a focalizzare solo sul Bitcoin. Ne abbiamo già fatto menzione anche in altri precedenti redazionali, il 2018 vedrà l’emergere di nuove blockchain con le relative nuove valute che si tireranno dietro: consiglio vivamente di seguire Universa e la sua blockchain: sembrano destinati a mettere in difficoltà anche Ethereum. Personalmente vi ho investito durante la rispettiva ICO. La fine del 2017 sarà comunque ricordato per il nuovo outlook di Morgan Stanley, riservato esclusivamente alla clientela istituzionale, che analizza il Bitcoin ed il suo possibile futuro, il quale non appare molto confortante con un significativo rischio di collasso delle quotazioni in relazione all’avanzata di competitors molto più efficienti e tecnologicamente avanzati. Ritengo comunque rilevante per la propria cultura finanziaria soffermarsi un momento sulla genesi del Bitcoin in quanto da quest’ultima possono emergere degli spunti di riflessione da utilizzare per altri investimenti analoghi nel futuro.

Il 31 Ottobre del 2008 (sostanzialmente un mese dopo il fallimento di Lehman Brothers) alle ore 14.10 di New York circa duecento componenti di una ignota mailing list di esperti e cultori di criptografia negli States ricevettero una email (con origine criptata) da un tizio che si presentava con il nome di Satoshi Nakamoto. Il contenuto di questa email menzionava un sistema monetario (currency system) descritto con una white paper di nove pagine che era scaricabile da un sito web registrato giusto due mesi prima. Questo nuovo sistema monetario veniva chiamato bitcoin. Il paper di presentazione spiegava in chiaro con illustrazioni, equazioni, codici e note a margine il nuovo sistema della moneta digitale, la quale veniva definita come una catena di firme digitali (chain of digital signatures). Ogni possessore di questa moneta digitale avrebbe trasferito la stessa ad una terza persona siglando digitalmente l’insieme eterogeneo (hash) delle precedenti transazioni ed aggiungendo la propria firma alla fine di questa sequenza di transazioni. Non mi addentro sul concetto di hash il quale rappresenta un tema informatico molto ampio e complesso che non rientra nell’argomento di questo post. Ancora ad oggi non è conosciuta l’identità di questa persona (o persone) che si cela dietro a questo nome di fantasia. Tra le numerose caratteristiche che questo sistema monetario vantava di avere era la sua capacità di operare al di fuori delle tradizionali reti bancarie in quanto le persone avrebbero potuto inviarsi queste monete direttamente l’uno con l’altro senza necessità di terze parti garanti della transazione (trusted third parties).