Se investi o hai investito in criptovalute, soprattutto verso la fine dello scorso anno, dovresti farti una domanda: sei un trader o un holder ? Vale a dire ti interessa la volatilità giornaliera delle criptovalute per aprire e chiudere in continuo operazioni di compravendita oppure hai una convinzione tattica di medio lungo periodo che ti motiva a detenere in via segregata la tua dotazione di altcoins selezionate perchè ritieni che nei prossimi anni rappresenteranno disponibilità finanziarie virtuali richieste al pari delle monete tradizionali. Quando pongo questa domanda ad alcuni miei colleghi le risposte che ottengo sono spesso evasive o inconsistenti: nè trader e nè holder, si mettono in portafoglio le altcoins perchè così fan tutti. In un mondo in cui il protezionismo è destinato a diventare di moda, obbligando le varie nazioni a fronteggiarsi a vicenda l’una con l’altra ed evidenziando l’incognita sulla crescita economica globale nel futuro, sembra che proprio le criptovalute possano ricavarsi un prezioso ruolo di riserva di valore, seppur in presenza di elevata volatilità. Sembra fantascienza questa visione tuttavia proviamo a comprendere tale assunto che ha invero una sua origine accademica. In ambito mondiale stiamo assistendo all’inizio di una nuova guerra fredda, questa volta non militare, ma commerciale. Tutti contro tutti, è il mantra di Donald Trump. Il suo governo ha una missione strategica ormai ben definita ossia limitare e contrastare l’ascesa economica cinese riportando invece gli States ad un ruolo di egemonia economica planetaria.

Contingentamento delle importazioni, dazi doganali e limitazioni ai flussi di immigrazione: tali forti decisioni di politica economica possono paradossalmente permettere di riconsiderare tutte le criptovalute. Proprio queste ultime ad esempio permetteranno di aggirare i pagamenti dei vari embarghi commerciali tanto negli States quanto in Asia. In tal senso si deve vedere la recente apertura della Korea del Nord con il Governo Trump: nel paese asiatico infatti si concentra notevole potenza computazionale per l’attività di mining del Bitcoin. Fatalità altre nazioni che sono state colpite da embarghi commerciali hanno lanciato una propria altcoin di stato, si veda il caso russo, e venezuelano. Persino in Cina si sta ipotizzando il lancio di una criptomoneta di stato con lo scopo di dare appoggio e sostegno finanziario a determinati settori industriali che saranno colpiti dai dazi doganali. Sulla carta sappiamo che nel beve termine la faida commerciale tra Cina de USA farà più male alla prima che alla seconda, tuttavia nel lungo termine nessuno è in grado di fare proiezioni veramente attendibili. A dare suffragio a questo possibile nuovo scenario monetario vi è anche la decorrelazione del mondo crypto con quello convenzionale: quando l’euro, l’oro o i mercati azionari correggono violentemente per notizie improvvise legate alle nuove dinamiche di mercato, le criptomonete rimangono invece immuni da tale contagio quasi indifferenti. Purtroppo si muovono per adesso per altre tipologie di notizie come le decisioni di regolamentarle o i mega furti che colpiscono qualche exchange.