Il mondo della grande finanza non abbassa la guardia sul settore delle criptovalute. I più famosi businessmen si sono infatti divisi sulle monete virtuali decretandone chi il successo chi la condanna.

L'alert soft di Buffett&Dimon

A questa seconda schiera appartiene il più famoso investitore al mondo, Warren Buffett amministratore delegato di Berkshire Hathaway e Jamie Dimon amministratore delegato della JP Morgan. Entrambi scettici verso il bitcoin e tutta la miriade di filiazioni cui ha dato origine, non hanno esitato a manifestare nuovamente la loro perplessità sull'intero settore delle cryptovalute. In realtà Dimon è stato il primo, in tempi non sospetti, a sbilanciarsi negativamente sul bitcoin, definendolo “una truffa”, salvo poi ridimensionare la sua dichiarazione, limitandosi a mettere all'erta chiunque volesse investire in Bitcoin&Co. Più drastico invece il suo amico Buffett: l'ultraottantenne meglio conosciuto come l'Oracolo di Omaha non ha invece esitato a definire il bitcoin una sorta di veleno per topi… al quadrato.

Meglio stare attenti 

Una forza negativa che gli intervistatori della Cnbc hanno voluto addirittura mettere a confronto con una domanda a loro rivolta: chi dei due odia di più il bitcoin? La risposta di Buffett: “Sul bitcoin ho fissato standard di odio elevati, non so se Jamie sarà in grado di battermi” Risposta di Dimon: "Non voglio essere un portavoce di Bitcoin". Verdetto finale: meglio fare attenzione.

Recentemente i due si sono ritrovati anche per un progetto molto più ambizioso: convincere i manager di Wall Street ad abbandonare la corsa per le previsioni sui conti trimestrali dal momento che le aziende coinvolte sottrarrebbero energia alle società stesse rappresentando a lungo andare una serie di rischi e di rischi, non ultimo quello di frenare gli investimenti sulla ricerca per veicolare i capitali verso la stesura dei report trimestrali in modo da avere eventualmente un'arma per influenzare il mercato.