Tra i corridoi delle sale operative di banche d’affari e fondi di investimento la domanda più frequente in merito all’Italia è quella relativa sul futuro del sistema bancario dopo l’esito del weekend elettorale.

Alla vigilia delle elezioni erano elevate le preoccupazioni dei banchieri su una possibile maggioranza di Governo guidata da un partito anti-establishment (M5S o Lega). Tali partiti nei mesi scorsi avevano, infatti, aspramente criticato tutte le politiche di salvataggio per i 7 istituti di credito italiani in difficoltà promosse dai governi Renzi e Gentiloni su pressioni della Commissione Europea.

Il Movimento 5 Stelle e la Lega hanno vinto le elezioni senza riuscire tuttavia ad aggiudicarsi una maggioranza assoluta in Parlamento. Al M5S, primo partito, mancano poco più di un centinaio di parlamentari (circa 90 alla Camera e 20 al Senato), alla Lega, leader della coalizione di centrodestra (assieme a Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia), servono circa una cinquantina di deputati e una ventina di senatori per avere una maggioranza.

Nonostante il successo elettorale dei due partiti la reazione a Piazza Affari delle banche è stata poco significativa. Osservando il grafico di Intesa Sanpaolo, uno dei principali istituti di credito italiani, possiamo denotare come alla vigilia delle elezioni quotava attorno ad area 3 euro, dopo una settimana quota a 3,05. Ancora più chiaro se analizziamo l’indice FTSE Italia Banche che prima del weekend elettorale quotava a 11900 punti e ora si attesta a 11950 punti. Effetto nullo. Quindi tutti i timori sono svaniti? Quali sono le ragioni di tanta calma sui mercati?