Scetticismo di Goldman Sachs

E l'aumento dell'output Usa ne potrebbe essere le prova. Infatti da Goldman tendono a frenare l'entusiasmo nato con il rialzo delle quotazioni ricordando chela disciplina dei produttori Usa potrebbe non reggere nel medio termine. Alla fine del 2017 Goldman Sachs aveva rivisto le previsioni sui prezzi del Brent con 62 dollari al barile (invece di 58) per il 2018 mentre il Wti era visto a 57,50 invece dei precedenti 55, una volontà di ricordare come il mercato, per quanto veleggi su un trend positivo, non comunque in grado di poter reggere un rally.

Naturalmente le previsioni dell'Aie non sono perentorie: la stessa agenzia nella nota di ricerca ammette che “le componenti dell’equilibrio del mercato petrolifero sono dinamiche e molto può cambiare nei prossimi mesi" con un chiaro riferimento alla crisi del Venezuela (che potrebbe dover tagliare ancora la produzione), ma anche per un possibile aumento del diamismo economico mondiale, il che permetterebbe ai prezzi di "essere mantenuti a livelli recenti anche con l’aumento della produzione statunitense". Nulla però vieta che in caso contrario un'altra crisi petrolifera come quella scoppiata tre anni e mezzo fa possa ripetersi.