Si sottoscrive attraverso i normali canali bancari con il classico documento a più pagine che riporta indietro nel tempo. Burocrazia a parte, l’esordiente Cdp (Cassa Depositi e Prestiti) tasso misto scadenza 28/6/2026 - Isin IT0005374043 – ha molti aspetti positivi. Cominciamo ad analizzali per poi passare ai punti interrogativi.

  • E’ destinato solo al “retail” (taglio 1.000), il che spezza la catena delle emissioni in euro - se si esclude il settore bancario - a taglio 100.000.
  • Ha una struttura adeguata a essere apprezzata in una fase di estrema incertezza sulla politica monetaria della Bce dei prossimi anni: si articola nel primo biennio come tasso fisso 2,7%, equivalente a un netto del 2,36% più che dignitoso e nel successivo quinquennio come tasso variabile indicizzato Euribor 3 mesi + 1,94%, che oggi equivarrebbe a un lordo dell’1,622% e a un netto dell’1,419%, considerando il suo valore negativo dello 0,318%. Il netto teorico annuale a scadenza risulterebbe quindi dell’1,69% circa, sempre che l’Euribor non scenda ulteriormente.
  • Distribuisce le cedole trimestralmente, garantendo un buon flusso di pagamenti nel tempo.
  • Il prezzo di emissione sarà a 100 ma potrebbe rivelarsi inferiore – logicamente di poco – scelta che verrà comunicata entro cinque giorni dalla data della chiusura della raccolta.
  • L’aliquota fiscale è al 12,5%, in quanto assimilata a quella dei titoli di Stato, sebbene questo aspetto appaia contraddittorio rispetto al trattamento dei bond di società estere equivalenti alla Cdp.

I periodi della sottoscrizione sono inevitabilmente un po’ incerti. Se quello di avvio è partito lunedì, la chiusura teorica sarebbe il 21 giugno, salvo anticipo nel caso le sottoscrizioni superassero il miliardo di euro, incrementabile a 1,5 miliardi.