I recenti dati economici in Europa non sono stati molti allettanti. Quattro nazioni europee hanno visto il prodotto interno lordo (PIL, una stima generata dal governo della produzione economica nazionale) contrarsi nel terzo trimestre 2018: Germania, Italia, Svezia e Svizzera. (i) Numerose nazioni dell’eurozona hanno rilevato un calo lo scorso anno nella produzione industriale. (ii) Gli indici dei responsabili degli acquisti nell’eurozona (PMI, ovvero sondaggi che stimano la percentuale di aziende che segnalano un rialzo dell’attività in un mese dato) sono stati in calo per tutto il 2018 e hanno deluso ancora molto a dicembre. (iii) Stando alla nostra analisi dei media finanziari, abbiamo visto una serie di commenti preoccupati che queste sacche di debolezza siano in effetti il proverbiale “canarino nella miniera” per l’economia generale in Europa e per l’eurozona in particolare. Tuttavia, noi pensiamo che questa opinione sia prematura. Come illustreremo più avanti, la nostra ricerca indica che la recente debolezza è legata a fattori provvisori e che non è indicativa di un’imminente recessione in Europa.

A nostro parere, il principale colpevole di questi recenti dati negativi è l’imposizione a livello europeo di nuovi standard per le emissioni delle auto. Tali regole, entrate in vigore il 1° settembre, sembrano aver portato a ritardi nella produzione. Secondo Volkswagen, per esempio, gli standard avrebbero interrotto la produzione di 200.000 – 250.000 veicoli nella seconda metà del 2018. (iv) Mese su mese, la produzione di veicoli in Germania è scesa in cinque degli ultimi sei mesi fino a novembre. (v) I produttori di auto in Italia probabilmente dovranno affrontare simili avversità, con conseguenze negative per la produzione. In Italia, la produzione di attrezzature per i trasporti, tra cui le automobili, ha segnato un calo per tre degli ultimi cinque mesi. (vi)