Forex - principali operatori


Al Mercato Forex OTC prendono parte diverse tipologie di partecipanti, ognuna con interessi particolari, che contrattando direttamente l’una con l’altra, negoziano attività in valuta.

Forex - principali operatori

I principali soggetti attivi su tale mercato sono suddivisibili in due macro categorie, facenti riferimento la prima al Mercato interbancario, la seconda al Mercato al dettaglio.
Ogni operatore che interviene sul Mercato del Forex, ha inoltre i fini ed obiettivi different, basati sugli orizzonti temporali a disposizione e sulle diverse propensioni al rischio.

Il Mercato interbancario sul Forex

Con il termine Mercato interbancario si definisce l’insieme delle transazioni che si realizzano sulla piazza tramite contrattazioni tra banche centrali, banche commerciali e istituzioni finanziarie.
Un ruolo fondamentale all’interno del Mercato Forex è quello ricoperto dalle Banche Centrali nazionali (quali, ad esempio Federal Reserve statunitense, BCE europea o BoJ giapponese). Ogni Istituto centrale ha il potere ed il compito di regolamentare la politica monetaria dello Stato di riferimento, ricercando la stabilità dei prezzi e della crescita economica: per determinare il giusto equilibrio della quantità di denaro a disposizione sul mercato, dunque, le Banche Centrali, in tutto e per tutto ‘autorità monetarie’, ricercano quale sia il livello ottimale dei tassi di interesse e della base liquida, agendo in prima linea sullo smobilizzo o l’incremento di riserve e valute estere contenute nelle casse statali (capaci dunque di condizionare gli equilibri di mercato tra nazioni).

Le Banche commerciali, di pari importanza, sono invece i principali artefici della liquidità di mercato, grazie all’elevato monte di volumi scambiati sul Forex. Oltre alla consueta attività speculativa di compravendita, i Commercials (tra cui si annoverano le europee Deutsche Bank e Barclays o la celebre statunitense Goldman Sachs), svolgono l’importantissimo ruolo di intermediari per la conversione di valute estere per la clientela, agendo in prima linea sulle contrattazioni di mercato.

Tra le categorie degli istituzionali trovano infine posto i grandi Fondi di investimento, per lo più fondi pensione e compagnie assicurative e di brokeraggio, che grazie all’attività sul Forex cercano di sfruttare il mercato valutario come elemento diversificante delle attività (spesso obbligazioni) in essere, cogliendo le migliori combinazioni d’investimento per la propria clientela. In tal senso, ad esempio, un gestore di un portafoglio equity internazionale sarà vincolato a prender parte al mercato valutario nella compravendita di divise estere, che fungano da contropartita alla variabilità degli investimenti in essere sui quali si è presa posizione.

Il Mercato al dettaglio sul Forex

Per quanto riguarda il Mercato al dettaglio, con tale termine ci si riferisce al monte di transazioni eseguite da operatori più piccoli (individui singoli, Hedge funds o corporazioni) che si avvalgono di brokers specializzati nel Forex per la propria operatività. Questi ultimi, fungendo da mediatori tra mercato al dettaglio e mercato interbancario, divengono il trade d’union tra le categorie small e big.

L’obiettivo principale dei traders individuali (meglio detti Small Traders) è il riuscire a trarre profitto tramite la scommessa sull’apprezzamento o la svalutazione futura di coppie di valute, preferibilmente in un arco di breve, brevissimo periodo. Con una negoziazione che sfrutta dunque la variabilità dei tassi di cambio, il mezzo di contrattazione più diffuso tra gli investitori speculativi è la piattaforma di trading online, di esecuzione immediata, con spread ridotti e offrente la possibilità di sfruttare leve più o meno aggressive.

I Fondi speculativi (anche Hedge funds o Investors), sono fondi d’investimento che, tramite l’utilizzo della leva finanziaria (propria del comparto valutario), scommettono sul rialzo/ribasso di una attività, grazie a sistemi mirati ed avanzati di ricerca ed informazione. All’interno di tale categoria, inoltre, i Macro Hedge funds (fondi speculativi specializzati nel trading sul Forex), dotati di elevati livelli di liquidità e di strategie spesso rischiose (rese tali anche grazie all’utilizzo di leve aggressive), sono i veri protagonisti della dinamicità del Forex.

Terminano il gruppo degli investitori al dettaglio gli Enti e le Corporazioni (i Commercials), per lo più multinazionali specializzate nell’attività di import/export. Data la natura propria degli scambi di acquisto e vendita di valuta estera (in contropartita a beni), tali compagnie sono direttamente assoggettate al rischio di cambio che, sfruttando il mercato del Forex, può essere smorzato tramite il posizionamento diretto in valuta. In tale ottica, un commercial che a sei mesi dovrà pagare una cifra consistente in dollari, tenderà oggi ad assicurarsi da eventuali fluttuazioni future comprando dollari per il medesimo importo previsto a sei mesi.

Indicatori sul Mercato delle valute

A livello di organismi e rapporti ufficiali, tra i maggiori indicatori del mercato Forex si annovera il report redatto settimanalmente dal CFTC (Commodity Futures Tradins Commission’s), l’organismo federale preposto al controllo del mercato degli strumenti finanziari, che stila il saldo delle attività aperte tra le diverse categorie di operatori.

Fondamentale è inoltre il report C.O.T (Commitment Of Traders), il rapporto settimanale sulle posizioni in essere (in uscita il venerdì), rilevante per il dato riferito ai posizionanti degli investitori istituzionali sulle valute: dall’analisi di quest’ultimo è infatti possibile comprendere da che parte i Big propendano, così da poter valutare eventuali sbilanciamenti e prese di posizioni future. Muoversi contro la categoria degli istituzionali, è ritenuto dunque, comportamento altamente rischioso, avendo questi ultimi enormi capacità nello smuovere le quotazioni attraverso il posizionamento di ingenti somme di capitale.

Le categorie di Brokers sul mercato

Sul Mercato retail del Forex sono rinvenibili tre tipologie di brokers, ognuno con caratteristiche ed operatività differenti.

Broker ECN nel Forex

L’acronimo ECN sta per Electronic Communications Network, sistema automatizzato che raggruppa le quotazioni provenienti dalle diverse banche fornitrici di liquidità ed agevola il processo di clearing and settlement abbinando gli ordini contrapposti provenienti dall’operatività di trading. Il Broker ECN, mediatore diretto degli scambi cliente-interbancario, inserisce nel ‘book’ di contrattazione l’insieme di ordini che non trovano istantaneamente una controparte disposta a vendere/acquistare a quelle condizioni, in attesa di una convergenza futura. In tal senso, gli scambi sul Forex hanno accesso diretto al mercato interbancario, disponendo di Spread sui prezzi ridotti, ma pagando commissioni per ogni trade eseguito (l’effettivo profitto del broker).

Market Maker nel Forex

Parentesi esplicativa merita il ruolo dei Market Makers, coloro che sul mercato assolvono alla funzione di formare i prezzi delle attività scambiate in un istante. Al pari di quanto accade in altri mercati finanziari, i MM formulano proposte di acquisto e vendita su ogni valuta, grazie al meccanismo della doppia quotazione bid&ask (sia a pronti che a termine). Tale sistema, oltre a garantire uno Spread di profitto per l’istituto finanziario, conferisce immediatezza agli scambi, vedendo nel Market Maker la diretta controparte della transazione.

Al contrario dell’operatività ECN, il MM opera in maniera completamente differente, ponendosi non come semplice intermediario tra operatore e mercato interbancario, ma come garante dell’esecuzione degli ordini ricevuti. In tale ambito, le commesse vengono gestite internamente dal broker che assume posizione in prima persona, riproducendo quotazioni analoghe a quelle del mercato reale (vigente sull’interbancario) del Forex. Il Market Maker si pone dunque, come controparte dell’ordine, assumendo posizione contraria rispetto a quella del cliente e gestendo poi quest’ultima grazie ad un sistema interno di abbinamento ordini Dealing Desk (regolato da persone fisiche o sistemi automatizzati). Quest’ultimo sistema è finito ripetute volte al vaglio mercato, dietro l’accusa di comportamento scorretto verso i clienti.

Broker STP nel Forex

La sigla STP deriva dall’acronimo Straight Through Processing e si riferisce al sistema di automatizzazione per il clearing degli ordini. Tale metodo di abbinamento è sorto in seguito alla poco rassicurante voce riferita al presunto comportamento scorretto dei Market Maker nei confronti dei propri clienti, accusati di raggiro (tramite il sistema interno dei Dealing Desks) e di operare un trading penalizzante.
Fatto da parte il dibattito in merito all’effettiva veridicità della questione, il sistema STP, inquadrato nella categoria dei Non-Dealing Desk è sorto per ovviare al problema degli ECN, che presentavano soglie d’ingresso eccessivamente elevate (minimo 50 mila dollari). Sebbene i due broker tendano a somigliarsi, tra di essi vi sono enormi differenze: mentre gli ECN sono sempre anche STP, il contrario non è verificato; allo stesso modo, così come gli STP vantano l’esecuzione automatizzata immediata degli ordini, essi non hanno comunque accesso diretto al mercato interbancario, condizione garantita invece da operatività tramite ECN.

Più simile, invece risulta la gestione degli ordini tra STP e Market Maker, dove il primo dei due broker può, al pari del secondo, decidere di gestire internamente gli ordini o fungere da semplice tramite con le banche fornitrici di liquidità. In tal senso, l’unica differenza tra i due è costituita proprio dalla qualificazione di Non-Dealing Desk attribuita al broker STP, che darebbe al mercato maggiore sicurezza in merito all’assenza di conflitto di interessi nel rapporto cliente-broker.

Cenni di storia sull’evoluzione del Mercato valutario

L'attività delle banche ha subito una profonda trasformazione a seguito dell'abolizione del listino cambi, avvenuta nel settembre 1992. In tale occasione fu infatti abbandonata la forma di mercato (il Fixing) che monopolizzava l'attenzione degli operatori, distogliendola sovente dalle dinamiche del mercato nelle transazioni giornaliere.
Per le banche il vero problema del passaggio verso la nuova realtà di determinazione dei prezzi è stato allora il riuscire a superare le difficoltà organizzative legate al reperimento delle quotazioni istantanee; più arduo è stato invece il cambiamento per le imprese, dove le difficoltà legate alla modificazione culturale verso un nuovo mondo ‘dinamico’ dei cambi ha vincolato ad una riorganizzazione interna a livello operativo e strutturale.

Nonostante la svolta riguardo al superamento del Fixing standard, per risolvere il loro problema organizzativo, molte banche hanno comunque optato per una determinazione di Fixing interno in sostituzione di quello ufficiale, che di fatto ha limitato la portata rivoluzionaria del provvedimento del 1992.

L’evoluzione sul segmento Spot

Come sopra specificato, gli operatori istituzionali comprendono al loro interno fondi pensione, compagnie di assicurazione e tutti coloro che gestiscono fondi di terzi investitori. Negli ultimi anni il risparmio gestito ha subito un’evoluzione ed una diffusione notevole e sempre più spesso i patrimoni sono stati affidati a gestioni di tipo personalizzato, caratterizzate da interventi poco frequenti, ma di rilevanza dal punto di vista quantitativo. Come conseguenza di ciò, nel mercato dello Spot si è assistito e si assiste oggi all'operatività di investitori istituzionali che spostano la composizione dei propri portafogli da una moneta all’altra, dietro la necessità di convertire importi significativi nell'arco di breve tempo; l’impatto di tali interventi è importante, potendo condizionare l'andamento delle monete coinvolte.

Consulta anche:

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