L'evento del giorno è il no (anche piuttosto corposo) del parlamento inglese all'accordo di massima sulla Brexit. Oltre 430 parlamentari hanno votato contro l'intesa firmata dalla premier inglese Theresa May e dai rappresentanti dell'Unione Europea. ma quello che più sorprende è l'altissima percentuale (oltre 180 deputati) dei conservatori, colleghi della May, che si sono schierati contro il loro capo. Cosa succederà adesso? La risposta di Filippo Diodovich, market strategist di IG. 
 

Londra ha bocciato il “soft deal” che la May aveva concordato con la Commissione Europea. Cosa succederà adesso? 

Le soluzioni intermedie ovvero il “soft deal” o la “hard Brexit” hanno diminuito notevolmente le possibilità di realizzazione dopo il voto di ieri. Aumentano invece le probabilità di due distinti scenari complessi e contrapposti, ovvero il “no deal” o la “no Brexit”. L’ipotesi di un’uscita senza accordo rimane certamente quella di default, la via naturale a cui si può arrivare nel caso di un Parlamento spaccato sul destino del Regno Unito. Le possibilità, però, che si realizzi questo scenario rimangono ancora basse, tenendo conto delle pesanti ripercussioni economiche che comporterebbe all’economia UK. Per quanto concerne la possibilità di annullare la Brexit, l’Unione europea ha fatto sapere che il Regno Unito può decidere unilateralmente entro il 29 marzo. Per passare da questa via sarà comunque necessario una legittimazione del Parlamento o popolare (attraverso un referendum). Si aprirebbero così due sotto scenari: un ritorno alle urne e/o un secondo referendum. Il capo dei Laburisti, Jeremy Corbyn ha già lanciato una mozione di sfiducia contro il governo May che si voterà nelle prossime ore. Un eventuale nuovo esecutivo potrebbe richiedere così un secondo referendum o votare a maggioranza una No Brexit.  Entrambi gli scenari richiederebbero una posticipazione della partenza della Brexit. L’estensione temporale sarà appoggiata dall’Unione Europea solamente se le negoziazioni con i nuovi rappresentanti britannici saranno positive. A tal proposito le elezioni europee di fine maggio rendono tutto il processo ancora più complicato. Probabilmente un prolungamento fino al 30 giugno potrebbe essere una delle scelte prese in considerazione. Oltre tale termine il processo potrebbe essere complicato dall’insediamento del nuovo parlamento a Bruxelles, previsto per il 2 luglio. Il Regno Unito ha già lasciato intendere che sia in caso di nuove elezioni politiche sia nel caso di un nuovo Referendum, lo slittamento non potrà essere inferiore ai 6 mesi. Insomma, tutto il processo è destinato a complicarsi.