L’indice Ftse MIB è alle prese a sua volta con una notevole resistenza fra 22mila e 22500 punti. È bene sottolineare come oltre questa soglia non vi sarebbe nulla, prima dei massimi del 2015 in area 24000 punti.

L’aspetto confortante è dato dal turnover. Nelle ultime due settimane l’Up Volume in media è stato superiore ai 2/3 degli scambi complessivi di Piazza Affari. Una supremazia dei Tori schiacciante, e beneaugurante: visto che la borsa italiana tende a migliorarsi nelle settimane successive a tale circostanza. Gli ultimi episodi di dicembre e marzo stanno lì a testimoniarlo.

Dopo un allungo verso i 1.360 dollari l’oncia l’oro è tornato un po’ sui suoi passi, pur mantenendosi sopra la soglia dei 1.300 dollari. Quali sono le sue previsioni per questa commodity?

L’oro è visto come bene rifugio, per cui molti analisti hanno interpretato la vitalità del metallo giallo come sintomo di timori da parte degli investitori per i noti eventi esogeni.
Non è così. Intanto perché, come segnalano i massimi storici di Wall Street, gli operatori sono tutt’altro che intimoriti. E poi perché, se coniughiamo l’esame dell’oro con quello del GCR – il famoso e prezioso gold/copper ratio – ci accorgiamo che la fase di risk off si è interrotta all’inizio di giugno: se è vero che gli investitori comprano oro perché temono il peggio, come mai il GCR negli ultimi tre mesi ha puntato verso il basso?