Dopo l’approvazione da parte dell’UE dell'accordo sulla Brexit (il cosiddetto “soft deal”), il focus si è spostato a Londra dove il Parlamento dovrà votare l’11 dicembre per ratificare l’intesa. Theresa May ha iniziato una campagna di propaganda mediatica con l’intento di promuovere l'accordo. La lettera alla nazione sui quotidiani di domenica scorsa è stata la prima azione di tale propaganda che continuerà nei prossimi giorni e dovrebbe avere il suo apice nel dibattito televisivo con il leader dell’opposizione ovvero il capo dei laburisti Jeremy Corbyn. Riteniamo che esistano comunque basse chance che l'accordo possa essere approvato in Parlamento. Probabile invece che un primo rifiuto possa comportare una pessima reazione dei mercati obbligando il Parlamento a procedere a un secondo voto, promuovendo così il “deal”. Tuttavia esistano altri scenari descritti in modo molto esaustivo dal giornale The Guardian e sono: le dimissioni del primo ministro Theresa May (nn altro leader dei Conservatori potrebbe quindi prendere il potere come Michael Gove, Sajid Javid o Jeremy Hunt), un voto di sfiducia al Governo promosso dai parlamentari conservatori o dai parlamentari laburisti, nuove elezioni generali (il PM può scegliere di tornare al voto popolare per ottenere maggiore sostegno), un secondo referendum sulla Brexit (quale sarebbe tuttavia la reazione della Commissione Europea?) e lo scenario peggiore ovvero nessun accordo, il “no deal” che comporterebbe a una profonda crisi economica. Riteniamo che nel breve e nel medio termine la sterlina possa evidenziare una forte discesa contro le principali divise internazionali, l’azionario sarà fortemente volatile nel breve ma nel medio periodo crediamo possa segnare una forte flessione tenendo conto che molti fondi di investimento abbandoneranno le azioni del Regno Unito.