Breve davvero. Berlusconi ripete che “l’euro è fatto male ma non se ne può uscire”; la Lega invece, per bocca di Salvini e soprattutto di Borghi “prepareremo l’uscita, per attuarla appena ce ne saranno le condizioni”.

Se tutto questo vi suona contradditorio, vi capisco. Ma prima di saltare a qualsiasi tipo di conclusione, invito a tener conto di quanto segue.

Anche la pura e semplice uscita da un sistema di cambi fissi, che è naturalmente molto più semplice della rottura di un’unione monetaria, viene attuata (quando viene attuata) di sorpresa, senza dire nulla di chiaro fino al momento dell’esecuzione (anzi, negandola fino all’ultimo istante).

Allora, la coalizione di centrodestra non sta dicendo nulla di chiaro. Ma se ci fosse una decisione già presa, non avrebbe nessun senso annunciarla in anticipo – soprattutto durante una campagna elettorale.

A maggior ragione in quanto il primo passo da effettuare – se si pensa di arrivare al break-up, ma anche se si pensa di no – è un’altra cosa. E’ rilanciare l’economia introducendo uno strumento di natura fiscale, in grado di funzionare (anche) come una moneta.

Questo passo può produrre una serie di effetti che porteranno al break-up. O forse no. E gli effetti in questione, se si verificheranno, non necessariamente dipenderanno da azioni effettuate dall’Italia. Anzi, con molta maggiore probabilità saranno la conseguenza di eventi esterni.

Quindi, essere pronti è indispensabile. Il che non significa essere certi del passaggio finale.