La migliore soluzione che riesco a concepire è, anche in questo caso, il progetto Moneta Fiscale / CCF.

I CCF sono una forma di Moneta Fiscale, come lo sono anche i Minibot proposti da Claudio Borghi. Diversamente dai Minibot, però, non sono utilizzati per saldare crediti già esistenti verso la pubblica amministrazione. Sono invece da emettere fiat nella misura necessaria a recuperare domanda interna e (abbassando il cuneo fiscale a vantaggio delle imprese) competitività.

Emettendo CCF, entra in circolazione uno strumento finanziario non soggetto a essere rimborsato in euro, e su cui quindi l’emittente non può essere forzato al default.

Con il diffondersi dei CCF, inoltre, è anche concepibile rifinanziare quote di debito da rimborsare in euro, via via che giungono a rimborso, con titoli in Moneta Fiscale, a varie scadenze. A un certo punto si può creare una situazione in cui lo Stato italiano continua a utilizzare l’euro (affiancato dalla Moneta Fiscale) ma sostituisce totalmente il debito pubblico con emissioni di titoli espressi in MF.

Il completamento di questo processo richiederà vari anni, ma la quota di debito pubblico vero, quello a rischio di insolvenza perché da rimborsare in euro (il Maastricht Debt, in altri termini) calerà molto rapidamente, in assoluto e ancor più in proporzione al PIL. E di pari passo scenderà il rischio connesso a fenomeni speculativi incontrollabili.

Non solo all’Italia, ma a tutta l’Eurozona serve una non-defaultable security, un titolo non soggetto a rischi di default involontario generati da fenomeni speculativi. Lo afferma del resto un paper predisposto da due collaboratori della BCE stessa. Il progetto MF / CCF fornisce la via per risolvere anche questo problema.