L’ultimo post chiariva la (fondamentale) differenza tra impulso fiscale e variazione del deficit pubblico. Il tema è tutt’altro che accademico e, anzi, è estremamente rilevante nell’attuale contesto economico italiano.

Il motivo è molto semplice. Il governo M5S – Lega ha un programma espansivo, che comporta l’immissione nel sistema economico di circa 100 miliardi di euro tra minori tasse, maggiori pensioni e trasferimenti, e maggiore spesa pubblica. Moltissimi commentatori hanno lanciato alti strali, in quanto 100 miliardi sono circa il 6% del PIL italiano. Si è quindi parlato di “sfondamento dei conti pubblici”, di “esplosione del deficit”, di “terribile irresponsabilità fiscale”, eccetera.

Questi commenti nascondono un (gravissimo) equivoco tra i due concetti sopra menzionati. Effettivamente l’ordine di grandezza degli interventi proposti è di 100 miliardi: ma si tratta di 100 miliardi di impulso fiscale. Che a questo corrisponda un incremento del deficit di pari dimensione, è possibile sostenerlo solo sulla base dell’ipotesi che questa immissione di potere d’acquisto abbia ZERO effetto espansivo sull’economia.

Un’ipotesi completamente infondata, sia sul piano teorico, che su quello pratico (come, per nostra disgrazia, ampiamente dimostrato dagli eventi del periodo 2011-2013, quando manovre di segno contrario – restrittive e non espansive – hanno affondato il PIL e, nello stesso tempo, prodotto solo una modestissima diminuzione del deficit pubblico).

Per rendersi conto della differenza, applicata al possibile contesto italiano del prossimo futuro, tra impulso fiscale e variazione del deficit pubblico, proviamo a ipotizzare quanto segue: