Eba ed Esma ammettono ora che il coinvolgimento dei risparmiatori nel bail-in può creare gravi problemi al sistema. Perciò propongono l’esenzione degli investitori al dettaglio. Il nostro governo dovrebbe fare tesoro del documento per trattare in Europa.

Il documento delle due autorità

Il 30 maggio, due autorità europee (European Banking Authority e European Securities Markets Authority) hanno emanato un importante documento, in cui ammettono che l’applicazione del bail-in agli investitori al dettaglio solleva seri problemi, e danno alle banche e alle autorità del settore precisi suggerimenti per evitare che gli stessi problemi si ripresentino in futuro. Purtroppo, si tratta appunto di suggerimenti. Le due autorità non hanno i poteri per imporli: per essere attuate, le loro indicazioni dovrebbero essere fatte proprie dalle banche e da altre autorità del settore, quelle di supervisione (Banca centrale europea e – per l’Italia – Banca d’Italia e Consob) e quelle di risoluzione (Single Resolution Board). Non solo, le indicazioni arrivano anche in ampio ritardo: se fossero state date, e messe in pratica, nella fase di introduzione della direttiva sul bail-in (Bank Recovery and Resolution Directive), cioè nel 2014-2015, si sarebbero evitati i danni che molti risparmiatori hanno subito.

Comunque, meglio tardi che mai. Vediamo dunque di che si tratta: i messaggi del documento sono sostanzialmente tre.

In Europa, le obbligazioni bancarie detenute dagli investitori al dettaglio sono ancora molte: 262 miliardi di euro, di cui 50 sono titoli subordinati, particolarmente rischiosi. La metà delle obbligazioni bancarie è concentrata in Italia (132 miliardi), di cui una ventina sono subordinati: siamo il paese nel quale l’eredità delle emissioni obbligazionarie del passato è di gran lunga più pesante, rispetto agli altri partner europei. Si potrebbe pensare che il problema si risolva da solo, man mano che le obbligazioni vanno in scadenza, ma è vero solo in parte. Lo stesso rapporto ci dice che la durata di questi titoli è piuttosto lunga: tra quattro anni, in Europa ve ne saranno in giro ancora 64 miliardi, di cui 25 subordinati. Va da sé che questi sono solo quelli già emessi oggi, andranno quindi aggiunti quelli di nuova emissione.