C'è un fascino particolare in ciò che sta avvenendo all'interno del panorama economico. Ciò che rende intriganti i problemi economici è racchiuso tutto in poche frasi che vengono sovente ripetute dai pianificatori monetari centrali e dai politici. Due anni fa ho analizzato una di queste parole in particolare, "fiducia", in una serie di tre articoli (1, 2, 3). In essi cercavo di sottolineare come in realtà, in un mondo economico dominato dal denaro fiat, la merce più commerciata non sono le banconote bensì la fiducia. L'ampio spettro in cui questa parola va ad incasellarsi nel panorama economico non è materia per cui indagare, ciò che invece sorprende è la capacità degli attori di mercato di basare le proprie preferenze individuali sulla consistenza effimera di un parametro altamente volatile. La cosa che poi fa sorridere è che le stesse persone che gestiscono il sistema bancario centrale, ad esempio, condannano le criptovalute come asset pericoloso e instabile. Davvero? E quale credibilità può invece avere un sistema economico che sfoggia $238,000 miliardi in indebitamenti?

Ecco che quindi entra in gioco la cosiddetta "nuvola di parole" a supporto di quella principale che mai deve smettere di circolare. Questa nuvola di parole viene ripetuta in modo così insistente e sistematico, che praticamente viene considerata vera. Pertanto, a supporto della parola fiducia, viene sventolata la parola "stabilità" per puntellare il castello di carte traballante rappresentato dall'impianto pianificatore dell'attuale sistema economico. È a dir poco curioso come il verbo stabilizzare sia in netto contrasto con il grafico qui sopra e soprattutto con la vagonata di interventismo da parte delle banche centrali scaricato nei mercati finanziari. L'obiettivo della politica monetaria è diventato la stabilizzazione del livello dei prezzi. Gli economisti mainstream sostengono che le banche centrali devono gestire la creazione di moneta per impedire un aumento o una diminuzione del livello generale dei prezzi. Ciò richiederebbe l'iniezione di maggiori quantità di denaro nell'economia quando in base ad un indice generale dei prezzi.