Ora che è passato lo shock iniziale della formazione di un governo populista anti-establishment nella terza economia più grande dell'Eurozona, le banche stanno iniziando a concentrarsi sulle proposte politiche che saranno presto attuate dalla coalizione 5 Stelle/Lega. E, com'è ampiamente noto soprattutto ai burocrati di Bruxelles, il piano fiscale proposto metterà sotto pressione le finanze pubbliche italiane, poiché si basa su ampi aumenti di spesa ed entrate incerte, in qualche modo simili allo stimolo fiscale di Trump. Questo, secondo Morgan Stanley, probabilmente significherà maggiori costi di finanziamento e pressioni al ribasso sul rating sovrano.

Tra i vari risultati possibili, un moderato deterioramento del bilancio potrebbe solo indebolire le casse dello stato, mentre uno più grande potrebbe probabilmente mettere il debito/PIL su una traiettoria ascendente e portare ad una crisi del debito. Nel frattempo, proposte come i mini-BOT, con il rischio che i mercati li considerino come quasi-valute, aumentano ulteriormente i rischi, anche se, come analizzato da JPMorgan, uno scenario "Quitaly", in cui Roma esce dall'Eurozona, potrebbe essere l'opzione migliore per il Paese.

Per analizzare le varie possibilità, Daniele Antonucci di Morgan Stanley ha modellato tre scenari. Partiamo dagli scenari neutrali/buoni.

Lo scenario neutrale: si cammina sul filo del rasoio (probabilità del 60%). Il Movimento 5 Stelle e la Lega mettono in atto alcune delle loro politiche di punta, ma non tutte, e in parte le finanziano. Fanno alcune riforme strutturali, ma sostengono le modifiche ad alcuni aspetti dell'UE e alle regole dell'euro.