Il contratto di governo tra Lega e M5s prevede il superamento della Buona scuola. Ma è probabile che continui la politica delle assunzioni. Mentre forse sarà abolita l’alternanza scuola-lavoro. C’è però un grande assente: il rinnovamento della didattica.

Dove ha fallito la riforma

Il capitolo sulla scuola del contratto di governo fra M5s e Lega ruota intorno a una sola idea: superare la Buona scuola, la riforma voluta dal governo Renzi. Il testo, però, poco dice su come ciò dovrebbe avvenire. Forse, con gli onerosi impegni assunti in altri campi, Matteo Salvini e Luigi Di Maio non sanno quante risorse ci saranno per l’istruzione.

Nata innanzitutto per eliminare il precariato, la Buona scuola ha fallito: quest’anno i docenti con incarichi annuali sono stati circa 130 mila, molti di più del periodo pre-riforma. Come prevedibile, gli assunti dalle graduatorie a esaurimento (Gae, un sottoinsieme del vasto mondo del precariato scolastico, oltre 300 mila persone) non hanno risposto ai bisogni reali delle scuole, alle quali – specie nelle secondarie – servivano docenti di materie scientifiche, mentre sono arrivati abilitati in diritto, materie umanistiche, musica.

Anche la questione territoriale non ha trovato soluzione: l’assegnazione degli insegnanti del Sud alle cattedre del Nord ha suscitato reazioni negative in chi doveva trasferirsi (si è parlato perfino di “deportazione”) e così molti sono stati lasciati vicino a casa, dove però non ci sono posti disponibili. Insieme ai maggiori poteri dei dirigenti scolastici e al premio economico ai singoli docenti, tutto ciò ha tolto al Pd il sostegno di un suo blocco storico di voti.