Cosa farà Apple della montagna di cash (oltre 200 miliardi di dollari) che tiene parcheggiata fuori dai confini (fiscali) degli Stati Uniti?

La domanda, vecchia quanto le discussioni sui tagli alle tasse (ora approvati) di Donald Trump, è tornata d'attualità ieri nel primo giorno di contrattazioni del nuovo anno, che l'azienda della Mela ha chiuso con un rialzo dei quasi due punti percentuali sull'onda di nuove speculazioni relative a un prossimo colpo di grosso calibro nel mercato delle fusioni e acquisizioni.

La nota di Citigroup

Il mercato ha rispolverato le discussioni su una vecchia nota di metà dicembre di Citigroup, in cui gli analisti Jim Suva e Asiya Merchant, valutando i possibili effetti delle imminenti misure di agevolazione al rimpatrio dei capitali incluse nella riforma - che ha sancito un abbassamento dell'aliquota dal 35% al 15,5% per i profitti generati all'estero - calcolavano in circa 220 miliardi la quantità di cash dell'azienda liberata dalle nuove norme e assegnavano un 40% di probabilità all'ipotesi che essa potesse essere investita in una acquisto del colosso dello streaming online Netflix (prospettando in via alternativa l'opzione di un merger con Walt Disney: 20%-30% di probabilità).

La nota di Macquarie

A fornire un destro alla ripresa di questa suggestione ha contribuito probabilmente un altro report diffuso ieri dal broker australiano Macquarie, che ha migliorato da "neutral" a "outperform" il rating proprio su Netflix (non a caso anch'esso protagonista della seduta inaugurale con un rialzo del 4,8%) elogiando le strategie di espansione adottate dalla società guidata da Reed Hastings e scrivendo che essa ha già "vinto" la guerra per la conquista del mercato dei contenuti video originali.