Questa volta il colpo viene da molto in alto e rischia di fare seriamente male. Il Bitcoin ha ceduto nel giro delle ultime ore quasi il 7% del suo valore e torna per la prima volta da un mese sotto i 4000 dollari dopo le dichiarazioni impietose rilasciate ieri sera da Jamie Dimon, ceo di JPMorgan Chase & Co., che ha definito la più diffusa delle monete digitali in circolazione una "truffa" destinata inevitabilmente a "fare una brutta fine". 

La dichiarazione

Dimon, uno dei più stimati banchieri di Wall Street - è quasi finito sulla poltrona di Segretario al Tesoro USA dopo le elezioni americane di novembre scorso - ha parlato dell'asset più controverso (e remunerativo) dell'ultimo anno durante una conferenza bancaria a New York, in risposta alla domanda di un giornalista che gli chiedeva se ci sono in JPMorgan dei dipendenti impegnati nel trading su Bitcoin.

La reazione è stata lapidaria. "Se avessimo trader che scambiano bitcoin" ha risposto, "li licenzierei in un secondo. E per due ragioni: perché è contrario alle nostre regole e perché sono stupidi": non ha senso, dice, un sistema nel quale "delle persone creano una moneta con il vento"; di conseguenza, non si può "pensare che le persone che lo comprano siano furbi e intelligenti". Compresa, per inciso, sua figlia. Che "si crede un genio" per averne comprato uno.

Un asset per spacciatori e assassini. Ed è "peggio dei tulipani"

Soprattutto, spiega, il Bitcoin non può funzionare. O almeno non funzionerà per le economie sane. Perché se può rivelarsi uno strumento utile in aree problematiche come "Venezuela, Ecuador o Corea del Nord" - e in questo senso ci potrebbe essere un mercato, anche se "limitato" - gli unici fruitori per cui il Bitcoin abbia davvero un valore sono criminali o chi vuole occultare o trasferire illegalmente denaro.