Se si è "uno spacciatore o un assassino", spiega, allora "è meglio usare i bitcoin piuttosto che i dollari." E per rendere poi più chiara la sua contrarietà al business delle valute digitali, paragona la rapida ascesa del Bitcoin a una caso da manuale di bolla speculativa: la febbre generalizzata per l'acquisto di bulbi di tulipano che nel 17esimo secolo provocò in Olanda uno dei più celebri crack della storia finanziaria. 

Altrettanto, prevede Dimon, potrebbe succedere con il bitcoin. E non ha dubbi sul fatto che sia destinato a sgonfiarsi anche se non si sbilancia su quando accadrà. "Può anche darsi che salga fino a 20mila dollari prima che succeda, ma alla fine esploderà", perché "non è una cosa reale, è soltanto speculativo e gli Stati uniti non ne hanno bisogno”. 

Dubbi su dubbi

Parole pesanti che spiegano la reazione negativa del mercato delle ultime ore. E che peggiorano ulteriormente l'attuale clima intorno al mondo delle valute digitali, già deteriorato negli ultimi giorni dalle notizie negative provenienti dalla Cina.

Dopo l'enorme rialzo degli ultimi mesi, che ha visto il prezzo del Bitcoin quadruplicarsi dallo scorso dicembre fino a toccare un record storico sopra i 5000 dollari lo scorso 1 settembre, le quotazioni sono scivolate nelle ultime due settimane di quasi il 20%, spinte al ribasso dalla decisione dei regolatori cinesi di dichiarare illegali le cosiddette Initial Coin Offerings, le emissioni di nuova moneta digitale (token), e dalle indiscrezioni di stampa secondo cui Pechino avrebbe in progetto di chiudere le piattaforme di scambio attive nel Paese.