La teoria del mercato efficiente

Prima di comprare azioni è bene infatti sapere che si ha a che fare con partecipazioni frazionarie di una determinata società, partecipazioni che hanno un proprio valore, il quale, a sua volta, non è necessariamente legato direttamente al prezzo corrente di mercato, anche se alcuni potrebbero crederlo. Comprando credendo che il prezzo di mercato corrisponda al valore dell'azione è una teoria nota come Teoria del Mercato efficiente: in questo caso le informazioni conosciute e riguardanti una determinata azione sono attualmente quotate e già incluse nella quotazione stessa, il che mette tutti gli investitori sullo stesso piano di partenza. Ma dall'altra parte è anche vero che così facendo gli investitori non possono battere regolarmente il mercato, che poi, ala fine non è altro che lo scopo ultimo dell'investimento.

Cochrane, però, è particolarmente scettico circa questa teoria dal momento che non tiene conto delle bolle storiche del mercato azionario, o per meglio dire non è in grado di spiegarle. U esempio? Il crollo dell'ottobre 1987 quando il 19 ottobre 1987, il Dow Jones Industrial Average perse ben 508 punti (circa il 23% del valore), in una sola sessione di trading e nei due giorni successivi crollò ancora di un quarto del suo valore. Se l'ipotesi del mercato efficiente fosse vera, sarebbe difficile spiegare come il mercato potrebbe perdere il 25% in un giorno a meno che non sia stato estremamente sopravvalutato prima del crollo i fortemente sottovalutato dopo la caduta. La sua preferenza va invece verso gli investitori attivi ovvero coloro che sfruttano le inefficienze del mercato per avere un ritorno di capitale partendo dal presupposto secondo cui il valore di un titolo è completamente separato dal suo prezzo di mercato. Gli investitori utilizzano una serie di metriche, calcoli semplici e analisi qualitativa del modello di business di una società per determinarne il valore intrinseco, quindi determinare se vale la pena investire al prezzo corrente.