L’attesa per l’appuntamento con la FED ha frenato anche ieri i movimenti sulle principali Borse mondiali. Una giornata abbastanza calma, passata con modesti segni positivi si è poi rianimata un po’ sui mercati americani, dopo la pubblicazione del comunicato FED, che ha alzato i tassi sui FED Fund di un quarto di punto, al 2%, la misura da tutti prevista.

La volatilità è cresciuta e la seduta si è chiusa in negativo, sui minimi di seduta, per SP500 (-0,40%) e Dow Jones (-0,47%). Un po’ più resistente si è mostrato il tecnologico Nasdaq100, che è riuscito a conservare la parità dopo che alle 17,30 aveva realizzato l’ennesimo massimo storico.

Il motivo del nervosismo finale sta proprio nelle proiezioni economiche presentate e nelle parole di Jerome Powell in Conferenza Stampa. La Fed ha manifestato una notevole fiducia sulla capacità di accelerazione della crescita del PIL, portando il dato previsto per il 2018 al 2,8% dal 2,7% precedentemente stimato. Inoltre ha risolto il dubbio su quanto rialzi verranno ancora effettuato in questo 2018. Il mercato era indeciso tra un ulteriore ritocco oppure due. La maggioranza dei partecipanti al FOMC è sembrata propensa a farne altri 2, rendendo così il percorso di normalizzazione leggermente più aggressivo di quanto non si aspettasse il mercato.

Ciò è bastato a motivare qualche presa di profitto dopo la tranquilla salita degli indici che si è compiuta nella prima parte del mese di giugno.

Per ora nulla di allarmante, poiché l’aggressività FED è motivata dalla buona salute dell’economia USA. Però l’impressione che ha voluto fornire la FED non è più quella di un’istituzione molto attenta a non disturbare i mercati e timorosa che l’inflazione  torni a scendere. L’era di Yellen e della cautela pare messa alle spalle, con tutti i rischi di sbagliare che l’atteggiamento più aggressivo porta con sé.