Al giro di boa della mattinata, poco dopo le 13, le borse viravano in territorio positivo sebbene contraddistinte da una prudente debolezza in attesa delle prole del governatore della Bce Mario Draghi. Il Ftse MIB, alle 13.15 infatti segnava un saldo parziale dello 0,66% (23.959 punti), il Ftse 100 di Londra 0,12%, il Cac 40 di Parigi 0,46% e il Dax di Francoforte 0,24%.

L'eurodollaro

Intanto il cambio euro/dollaro viaggia a 1,2178 spinto più che altro dal rialzo dei tassi dei titoli di stato Usa che hanno superato, per il decennale la soglia del 3% e per il taglio a due anni quello del 2,5%. Sulo sfondo del movimento la probabile offerta in aumento per compensare la mancanza del gettito fiscale a sua volta in diminuzione a causa della recente riforma fiscale. Da non dimenticare, inoltre, la risalita del greggio che potrebbe mettere sotto pressione l'inflazione costringendo la Fed a prendere provvedimenti più veloci e, forse, anche più incisivi. Intanto il direttivo della Banca centrale europea, ha comunicato di aver lasciati invariati i tassi d'interesse principali (refi a quota zero, tasso sui depositi a -0,40% tasso marginale a +0,25%). Restano invariate, come detto anche da Mario Draghi nella conferenza stampa, anche le direttive del Quantitiative Easing con acquisti a 30 miliardi al mese fino a settembre o anche oltre "se necessario"; secondo quanto spiegato da Draghi sebbene la zona europea sia comunque in crescita dovrà comunque ricevere forme di aiuto dal momento che si tratta di una crescita moderata.  

Le previsioni sulle decisioni della Bce parlano di una banca centrale attendista, se non addirittura colomba, come hanno confermato gli esperti di Ubs che vedono una Bce, pronta a procrastinare la normalizzazione dei tassi di interesse a causa dei recenti dati macro della zona euro, risultati più deboli del previsto; non solo ma secondo la loro view la Banca sarebbe pronta a mettersi alla finestra guardando l'evolversi di quella che da più parti è vista come l'effettiva minaccia per i mercati, cioè la guerra commerciale che gli Usa stanno dichiarando in primis alla Cina ma anche, in alcuni settori, alla Russia, all'Iran e all'Europa.