La Fed ha lasciato i tassi invariati tra l'1,5% e l'1,75%, il che, oltre a rispettare i pronostici della vigilia, aumenta le probabilità di una nuova stretta a giugno.

I numeri e le conseguenze

Infatti l'istituto guidato da Jerome Powell ha confermato l'intenzione di un prossimo, graduale rialzo. Buone notizie anche per l'inflazione, ormai prossima a muoversi verso un livello intorno al 2%. L'annuncio non ha creato conseguenze sui Treasury con scadenza decennale, il cui rendimento è rimasto al di sotto del 3% mentre ha leggermente indebolito la valuta nazionale e gli indici che hanno virato al ribasso poco dopo le parole dei vertici della Banca Centrale Usa. Al suono della campanella, infatti, il Nasdaq ha perso lo 0,42% (7.100,90 punti), l'S&P 500 è arrivato a -0,72% (2.635,67 punti) e per il Dow Jones si è registrato un passivo pari a -0,72% (23.924,98 punti).

La panoramica

Il quadro economico che esce da quest'ultima riunione è quello di una nazione in ripresa, con una buona creazione dei posti di lavoro (anche se ulteriore conferma arriverà con gli ultimi dati che verranno resi noti domani) in parallelo ad una disoccupazione che ormai si aggira intorno al 4%, il minimo da 8 anni a questa parte. Sul fronte dei consumi si registra una leggera diminuzione di quelli privati, precedentemente spinti dalla forza degli acquisti natalizi, mentre si rafforzano gli investimenti fissi aziendali. Sebbene lo scenario appaia incoragiante, però, la Fed sembra preferire il mantenimento di una politica monetaria ancora accomodante orientandosi verso rialzi graduali e una generale osservazione della situazione, in particolare sul fronte inflattivo. Sarà infati il costo della vita il prossimo ago della bilancia: un surriscaldamento eccessivo dei prezzi costringerebbe la Fed a dover correre verso una serie di strette più forti o veloci del previsto creando disorientamento sui mercati, spaventati dai rialzi improvvisi sempre evitati.