Si apre una nuova settimana, particolarmente densa di appuntamenti e, soprattutto, di risvolti per quanto riguarda il risultato delle elezioni in Russia.

Vittoria di Putin

In realtà quella di Mosca è un'elezione il cui esito è stato dato per scontato dall'inizio, in particolar modo vedendo le proiezioni che davano un appoggio verso l'attuale presidente, Vladimir Putin, ormai indirizzato verso il suo quarto mandato: per lui i numeri ufficiali davano un consenso del 70% (i risultati finali invece parleranno di un 76%), un dato dieci volte superiore a quello del primo avversario in classifica, il comunista Pavel Grudinin il quale a sua volta, riporta comunque un risultato oltre le attese, fermandosi all'11,2%, quindi oltre quanto previsto. Una sproporzione che ha alzato sospetti di brogli, non senza un'ombra di verità. Sospetti che si concretizzano di fronte ad un'affluenza che le prime proiezioni danno al 63,7%, oltre il 63% del 2012 ma al di sotto dell'obiettivo chiesto proprio da Putin stesso il quale aveva alzato l'asticella delle sue pretese al 75%. Ad ogni modo lo zar resterà al comando della Russia fino al 2024. Alla base di un appoggio che, per quanto in molti sospettano non sia effettivamente al 76% proclamato ufficialmente, resta comunque alto, il fatto che agli occhi del cittadino medio Putin risulta essere l'unico in grado di difendere la Russia non solo dall'attacco dell'Occidente e delle sue sanzioni ma anche l'unico in grado di gestire la situazione in Crimea, tornata ormai 4 anni or sono all'interno della sfera di potere di Mosca lo stesso giorno in cui queste elezioni si sono svolte.

La guerra commerciale con la Cina

Intanto da Buenos Aires dove si trova in occasione del G20, David Malpass, sottosegretario al Tesoro per gli affari internazionali, fa sapere che Washington è decisa a chiudere il dialogo commerciale con la Cina a causa di una “delusione per la mancanza di volontà di Pechino di aprirsi alla concorrenza straniera”, il tutto proprio alla vigilia della nuova serie di dazi per oltre 30miliardi di dollari di prodotti di importazioni. Da tempo gli Usa, nella persona del presidente Donald Trump, accusano la Cina di sfruttare un vantaggio commerciale grazie a un surplus bilaterale con gli Usa: la Cina, infatti, stando alle recriminazioni di Trump, non permetterebbe alle società internazionali di operare sul suo territorio con la stessa libertà d'azione di cui lei gode all'estero.