Il nuovo Segretario al Commercio USA Wilbur Ross dice che “avranno un ruolo importante nel correggere le pratiche inappropriate:” gli economisti li temono come un pericoloso freno alla crescita globale; gli analisti di mercato guardano con preoccupazione alla ancòra scarsa consapevolezza tra gli investitori delle implicazioni che potrebbero avere su molti titoli ("Il rischio di una escalation sul commercio non è stato affatto prezzato dal mercato", SocGen). Quel che è certo, è che i dazi alle frontiere e le altre misure protezionistiche preparate dalla nuova amministrazione USA stanno alzando il livello di allerta tra gli operatori, ora che le minacce del Trump Presidente-eletto cominciano a cedere il passo alle pesanti firme del Trump Presidente in carica. 

Le proposte di tassazione

Il simbolo della nuova politica commerciale della Casa Bianca è la tassa del 20% sui prodotti importati dal Messico, prospettata come strumento per finanziare la costruzione del muro di confine tra tra i due paesi.  Ma in generale preoccupano tutte le proposte di "rettifica" fiscale alle frontiere (Border Adjustment Tax), sulla base delle quali le imprese statunitensi avrebbero benefici fiscali sui ricavi da esportazioni, mentre non potrebbero più detrarre i pagamenti a fornitori esteri, comprese le società controllate: se viene adottato nella forma prospettata, hanno scritto i gestori dell'hedge fund Carlson Capital in una lettera ai loro clienti, "pensiamo che ne risulterà una crisi mondiale e un declino significativo dei mercati azionari." 

Tuttavia, secondo una nuova nota di ricerca della banca d'investimento JP Morgan Cazenove, riassunta dal quotidiano finanziario francese Les Echos, il calcolo degli effetti dei nuovi provvedimenti di Trump deve anche tenere conto dei potenziali benefici derivanti dai piani di riduzione fiscale, che potrebbero bilanciare gli effetti negativi della border tax; con un bilancio in alcuni casi positivo per molte società europee.