Domani inizierà in Russia il mondiale di calcio, mondiale cui l'Italia, dopo 60 anni di onorata (anche se non sempre) presenza, non ci sarà.

Il danno 

Il 13 novembre la nazionale italiana con il suo pareggio contro la Svezia ha creato un caos sociale, economico e politico oltre che sportivo. A prescindere dalla delusione di una popolazione che vede nel calcio un motivo di orgoglio e riscatto popolare, dal terremoto che si è visto all'interno della Lega e dalla conseguente rifondazione della nazionale stessa, resta anche la perdita, ben più concreta, di un capitale inestimabile per l'economia.

Numeri alla mano si parla di qualcosa come 100 milioni di euro anche se alcuni calcoli “allargati” arrivano a conteggiare 10 miliardi suddivisi, grosso modo, tra la pubblicità (intorno ai 4 miliardi comprendendo magari anche il calo delle vendite delle testate sportive), vendite all'estero (2-3 miliardi) e consumi interni (3 miliardi), senza contare il mancato introito derivante dalle scommesse; in questo caso si potrebbe arrivare anche a 1 miliardo.

L'immagine

Fin qui i numeri. Resta però da stabilire il danno di immagine all'estero con un peso che grava sia sul fattore fiducia (e la politica non può essere esclusa) ma anche del più ampio “Brand Italia”

Innegabile il fatto che con la presenza di un'audience maggiore salgono di conseguenza anche le tariffe pubblicitarie (il più americano degli eventi, il superbowl ne è l'esempio) così come è innegabile che, per quanto si possa amare il calcio, l'italiano medio non è attratto dall'evento in assenza della sua nazionale. Discorso simile anche per chi il calcio non lo segue molto ma, in occasione di appuntamenti particolarmente importanti, fa un'eccezione alla regola. Magari portando fuori anche la famiglia, o gli amici, in un ristorante che per l'occasione sfoggia il maxischermo.