Non c'è fine per gli smacchi incamerati dalla May al Parlamento inglese sulla Brexit. Alla fine l'emendamento che chiedeva di escludere una Brexit senza accordo in qualunque circostanza è stato effettivamente presentato. Poichè cosi strutturata, la mozione depotenziava completamente l'arma di ricatto della Premier per far approvare il suo accordo ("o votate il mio, o si esce senza accordo"), Theresa ha ordinato ai Conservatori di bocciarlo. Ma invece la mozione è stata approvata, grazie al supporto dei Conservatori ribelli, e ad astensioni degli stessi ministri del suo Governo.

Dimissioni della May quindi? Macchè.

La mossa successiva della Premier è stata di far mettere al voto una mozione che chiede al Parlamento di mettere nuovamente al voto un accordo entro il 20 Marzo (in tempo per il Summit EU del 21/22). Se questo viene approvato, il Governo chiederà all'EU un estensione fino al 30 di Giugno, per metterlo in pratica. Viceversa, l'estensione richiesta sarà assai lunga, per permettere l'elaborazione di un nuovo accordo, oppure elezioni anticipate o un referendum. Il ricatto ai Conservatori euroscettici è evidente. O votate il mio piano, oppure mettetevi comodi, perchè il rinvio sarà lungo, col rischio di uscire con un accordo ancora più morbido, oppure non uscire affatto.

Difficile dire, dopo tanti ricatti falliti, se quest'ultimo può riuscire. In più, c'è il problema di cosa fare se anche questa mozione governativa viene bocciata. In teoria, il Governo è costretto a chiedere un estensione. Ma gli emendamenti non sono legalmente vincolanti, anche se il Governo non può ignorarli.