Contano di più tassi USA e forza del dollaro

Anche in virtù di questo clima di più scarsa influenza della geopolitica, è in sostanza la tesi che si fa strada, stanno esercitando una pressione notevole altre tradizionali variabili correlate, a partire dai tassi di interesse USA e dal prezzo del dollaro, che nelle fasi di rafforzamento rende meno attraente il metallo giallo per la semplice ragione che quest'ultimo si compra in divisa americana e diventa quindi più costoso per i possessori di altre valute.

E' esattamente quanto accade in questa fase: le quotazioni dell'oro spot hanno registrato nelle ultime ore un ulteriore ribasso verso l'area dei 1.250 dollari l'oncia in scia al rafforzamento del dollaro. Salito a sua volta mentre Trump minacciava di imporre ulteriori dazi su beni d'importazione cinese per un valore di 200 miliardi di dollari. 

Saltano le strategie di hedging 

Indicativo del fatto che proprio questa catena di correlazioni manda in tilt la tradizionale associazione tra aumento del rischio e investimenti sull'oro è un commento di ieri di Stephen Innes, manager della società canadese di servizi finanziari Oanda.

"In coincidenza di una escalation del rischio di guerra commerciale gli investitori corrono verso i beni rifugio. Noi abbiamo sempre mantenuto una esposizione all'oro come strumento di copertura dal rischio, ma sta risultando più problematico mantenere questo atteggiamento mentre il dollaro americano attrae i flussi di protezione", ha dichiarato l'esperto all'agenzia Reuters.