I primi sei mesi del 2018 sono passati e l'Italia è stata il centro delle preoccupazioni europee. Se oltreoceano ha impensierire gli operatori sono state le trovate dell'amministrazione Trump sempre pronta a dichiarare guerre (commerciali o meno) ovunque evitando però il peggio all'ultimo momento (Corea del Nord docet) nel Vecchio Continente il tasto dolente è rappresentato dalle urne italiane e soprattutto dalla sostenibilità e dalla gestione futura dei complicati conti pubblici.

La situazione a Piazza Affari

Queste le principali ragioni che si trovano alla base dell'aumento della volatilità e dell'incertezza registrate nella prima metà dell'anno con un Ftse Mib che è arrivato a segnare un passivo dell'1,04% con un calo di circa 100 punti dagli iniziali 21.853 di gennaio agli attuali 21.752 e raggiungendo il massimo il 7 maggio con i suoi 24.544 punti (il livello dei 24mila è stato toccato a fine gennaio) mentre il minimo si è visto poco dopo, il 29, a 21.351 punti, giornata che ha registrato anche il risultato peggiore con un passivo del 2,65% e uno spread a 300 punti. Guardando alle singole sedute, 52 hanno visto una chiusura negative mentre 73 sono state al rialzo: in questo caso la migliore è stata quella dell11 giugno con una chiusura effervescente di +3,42%. Tra i protagonisti il vincitore è senza dubbio Moncler con la sua performance del 49,5% nei primi sei mesi; guardando ai particolari si parla di ricavi che nel primo trimestre sono arrivati a 332 milioni di euro (+20% a/a). Al secondo posto invece Ferrari con un +33,2% mentre Eni (15,3%) e Tenaris (19,4%) hanno potuto sfruttare il rialzo del greggio che proprio oggi è arrivato a superare i 75 dollari al barile, il massimo da oltre 4 anni. Chi invece deve recuperare da una situazione negativa sono Banca Generali e Prysmian, quest'ultima appesantita un aumento di capitale che l'ha portata ad ulteriore indebitamento: per loro si parla rispettivamente di -23,1% e -21,6% mentre al terzo posto c'è Banca Mediolanum con un – 19,5%.