I mercati, ieri, sono rimasti con il fiato sospeso in attesa della prima conferenza stampa del nuovo governatore della Fed, nonostante le proiezioni dessero per scontato un rialzo dei tassi, rialzo che, alla fine, c'è effettivamente stato.

Rispettate le previsioni

Come da copione, infatti, il costo del denaro è stato ritoccato verso un aumento che lo porta tra l'1,50% e l'1,75%, un segnale che i mercati, per quanto se lo aspettassero, hanno voluto interpretare come il primo approccio da falco della nuova era Powell. Anche per questo motivo i listini di Wall Street hanno registrato una leggera pressione che ha portato il saldo finale in negativo. Guardando ai singoli indici, infatti, il Nasdaq Composite ha perso lo 0,26% (7.345,29 punti ), l'S&P500 è arrivato a -0,18% (2.711,93 punti) mentre il Dow Jones ha segnato un passivo di 0,18% (24.682,31 punti).

Gli altri numeri 

Una conferma delle possibili tensioni potrebbe arrivare da un dato particolarmente interessante: sebbene siano stati confermati altri due rialzi per il resto dell'anno, il che porterebbe a 3 il totale, molti membri del FOMC stanno iniziando a spostare le proprie intenzioni verso un possibile, quarto ritocco qualora le condizioni economiche della nazione statunitense lo consentissero. Altri numeri che scaturiscono dall'incontro con la stampa riguardano la revisione, sempre al rialzo, anche delle stime sugli aumenti dei tassi d'interesse per il 2019, passando da 2 a 3. Per quanto riguarda l'altro ago della bilancia, l'inflazione, il target del 2% sarà sperato, sempre stando a stime Fed, già da 2019 per continuare ad esserlo anche nel che nel 2020, con una media del 2,1%. Buone notizie anche per il Pil Usa: nel 2019 si passerebbe dal 2,5% al 2,7% mentre sul 2020 si va dal 2,1% al 2,4%.