Riesplode,  dopo un periodo di calma relativa, la questione delle frizioni commerciali USA - Cina. Ieri sera, a  mercati USA chiusi, l'ufficio dell US trade Representative ha divulgato una nuova lista di beni per un totale di 200 miliardi di Dollari,  sui quali ha in programma di elevare dazi del 10%. L'azione è  stata giustificata dal  Segretario Robert Lighthizer con la circostanza  che la  Cina,  anzichè porre rimedio ai comportamenti che preoccupano gli USA, ha posto in essere delle rappresaglie.

In verità, la  pubblicazione di questa lista non deve sorprendere più di tanto: Trump aveva dichiarato il 18 di giugno scorso di aver dato mandato all'USTR di stilare un nuovo elenco di quest'entità, da porre in essere nel caso la  Cina reagisse alle prime imposizioni. Ma l'anticipo con cui quest'azione è stata intrapresa (quando ancora devono entrare in vigore dazi su 16 bln già decisi) ha forse colto alla  sprovvista  i mercati.

Le  tipologie di beni candidate ad essere tassate mostrano che l'USTR sta cercando di contenere l'impatto sul consumatore americano delle misure. Si tratta per  lo più di componentistica PC, mobili, materiali, semilavorati,  mentre vi sono pochi beni di consumo, e categorie, come  giocattoli e smartphone, in cui la  Cina domina il mercato (e quindi la sostituzione con altri fornitori è difficile) sono totalmente assenti. Naturalmente, nella produzione di ulteriori liste di beni da tassare, quest'approccio risulterà più  difficile  da  applicare, ulteriori dazi impatteranno su prezzi, reddito disponibile e quindi consumi, o in alternativa sui margini aziendali.