Sale lo spread. Paura sui mercati. Ma per quale motivo l'uomo comune deve preoccuparsi di qualcosa che gli è apparentemente lontano? Come può un numero che regola il differenziale di rendimento fra i titoli di stati italiani e quelli dell Germania, influire sulla vita di tutti i giorni?

Clausole e interessi 

Estremizzando il concetto lo spread indica quanto la nazione italiana dovrà offrire di interesse a chi compra il suo debito. Più sale l'incertezza sulla solvibilità di un paese, maggiore è l'importo che questo paese deve offrire per ripagare del rischio corso da chi compra. Nello specifico dell'Italia si parla di una nazione che non solo ha delle deficienze di base (sistema pensionistico squilibrato e dal futuro incerto, welfare obsoleto, popolazione tendenzialmente invecchiata e una forte disoccupazione, solo per citare i più evidenti) ma anche un debito enorme pari al 132% del Pil. In paragone col Giappone, nazione che invece lo ha oltre il 230%, sembra poco ma, come detto, l'Italia non ha la stessa produttività nipponica o l'efficienza industriale tedesca. A questo si aggiungano conti di stato in disordine e la perenne spada di Damocle rappresentata da quel deficit al 3% che rischia tutte le volte di essere sforato. Proprio per evitare questo, qualora si verificasse lo sforamento degli obiettivi fissati sul deficit, scatterebbero le clausole di salvaguardia introdotte nel 2011 e i cui compito è quello di salvaguardare i conti della finanza pubblica.

Numeri alla mano si parla di 12,4 miliardi di euro per il 2019, cioè per evitare che si debba aumentarle nuovamente, ed altri 19 nel 2020 (l'ultimo rincaro si è avuto nel 2013 con il governo di Enrico Letta) mentre nel 2017 si erano stanziati per azione del governo Renzi oltre 15,3 miliardi per evitarle mentre per il 2018 si è arrivati a quasi 20 per sterilizzare quelle del 2018. In assenza di un governo non si avrebbe una manovra di stabilità e, quindi, scatterebbe l'aumento finora evitato. E con esso i rincari sulla spesa degli italiani.