T-Bond Usa oltre il 3%, un livello che, se confermato in maniera continuata, potrebbe creare più di un problema in più di un settore.

Le conseguenze

Le conseguenze si abbatterebbero in primis sull'azionario in generale visto che i titoli di stato, soprattutto se ad emetterli è quella che è ancora la prima potenza al mondo, sono visti come più sicuri rispetto ai titoli, anche a quelli con lo stesso rendimento dei bond. A rischio, inoltre, anche i famosi titoli difensivi che, come le utility, se da un lato sono una certezza sul rendimento, dall'altro devono scontare anche un pericoloso livello di indebitamento particolarmente alto. Anche per questo motivo da Raymond James consigliano di selezionare al meglio i singoli nomi, senza comunque farsi prendere dal panico e vendere in blocco l'intero settore; anche perché il T-Bond al 3% non dovrebbe essere una minaccia in un mondo caratterizzato da tassi ancora generalmente bassi, seppur in fase di inversione di marcia. Meglio puntare, perciò, su energia, consumi discrezionali e settore finanziario. Wall Street, ad ogni modo, è sempre ben vista, grazie per lo più a una stagione delle trimestrali che sembra promettere belle sorprese: la conferma arriva da quell'80% di società le cui trimestrali hanno battuto le attese degli analisti. Fondamentali sani quindi permettono di restare tranquilli sul fronte dell'azionario, in particolare dell'S&P500, anche in virtù di un VIX in calo da 22 a 17. Questa, in estrema sintesi, la view degli esperti UBS che guardano con favore all'azionario globale.

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