Il timore per l’impatto della nuova escalation della guerra commerciale USA-Cina ha monopolizzato l’attenzione degli investitori e causato ieri una generale correzione su tutti gli indici azionari del mondo. Non c’è mercato che non abbia accusato il segno negativo nel saldo di giornata.

Come spesso accade, gli indici europei sono usciti ancor più penalizzati di quelli americani, che dovrebbero essere, secondo logica, i più coinvolti nella guerra commerciale. La logica non pare molto di moda, in questa vicenda, come non lo è in ogni scelta di guerra, quando si accetta di venire danneggiati pur di infliggere danni all’avversario. In questo caso appare illogico anche il fatto che vengano penalizzati i mercati di paesi non direttamente coinvolti nel conflitto commerciale USA-Cina. Se diminuirà l’interscambio tra questi due paesi, ciò non dovrebbe significare che gli americani ed i cinesi non compreranno più i beni colpiti dai dazi incrociati. Piuttosto tenderanno a cambiare fornitore, preferendo fornitori locali oppure quelli stranieri non colpiti da dazi. Perciò, se ha senso che i mercati europei risentano dei dazi che Trump ha varato contro le imprese europee, non ha senso che vengano condizionati dalla guerra tra USA e Cina. Anzi, ci dovrebbe essere maggior spazio per le esportazioni europee in USA e in Cina, proprio per quei prodotti che sono e saranno colpiti dai dazi incrociati. 

Invece, a giudicare dalle perdite della seduta europea (Eurostoxx50 -1,34%), quasi doppie rispetto a quelle avvenute sugli indici USA (SP500 -0,71%), sembrerebbe quasi che i dazi siano destinati alle esportazioni europee in USA, anziché a quelle cinesi.