I pronostici della vigilia, o per meglio dire i rumors che parlavano di strategie diplomatiche, sono stati rispettati: il numero due della Bce sarà il 58enne Luis del Guindos.

Lo scacchiere europeo

Una mano per la scelta fatta dall'Eurogruppo, indubbiamente è stata data dal fatto che l'avversario, l'irlandese Philip Lane ha deciso di dare forfait. Dal 31 maggio, dunque, sarà il rappresentante politico, a digiuno di esperienze finanziarie, ad affiancare il governatore Mario Draghi a sua volta in via di dimissioni dal momento che il suo mandato scadrà a fine ottobre dell'anno prossimo. Tutto questo, però, rafforza anche il resto delle contromosse che, presumibilmente, arriveranno nell'immediato futuro. A cominciare proprio dall'addio di Draghi. Dopo infatti il mandato di un rappresentante degli stati più deboli (in questo caso l'Italia) in molti vedono praticamente certo l'arrivo di Jen Weidmann ai vertici dell'istituto finanziario europeo.

Il futuro della Bce

Da sempre l'attuale numero uno della Bundesbank è uno strenuo sostenitore dello stop ad ogni forma di sostegno ai mercati, politiche che lui stesso ha giudicato controproducenti quando non addirittura lesive dei diritti dei risparmiatori, in particolare di quelli tedeschi a causa proprio della pressione esercitata sui rendimenti dal Quantitative Easing. Si tratterebbe, con l'entrata in scena di de Guindos e quindi con l'ammettere un politico tout court all'interno del board finanziario, anche di un'indiretta ammissione di riequilibrio fra le parti: se Madrid ha spesso lamentato l'assenza di suoi rappresentanti, adesso sarà necessario creare un nuovo riequilibrio con la scelta di un rappresentante di un paese, forte, del Nord. Alias, la Germania. Non solo, ma l'addio di Lane confermerebbe anche le voci che volevano Dublino preferire la poltrona di capo economista della Bce, libera da maggio del 2019, invece che quella di vice governatore. Come è stato dimostrato.