Il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ha dichiarato di sentirsi pronto a rivestire il ruolo di governatore della Bce quando a fine 2019 scadrà il mandato dell'attuale numero uno Mario Draghi. Tradotto in altri termini: sarà la possibile fine del Quantitative Easing. In teoria tutti un po' se lo aspettavano ma adesso è arrivata la conferma ufficiale da parte del diretto interessato. Un particolare che diventa sempre più concreto se si guarda a quella rotazione delle presidenze che ha visto prima il francese Jean-Claude Trichet alla guida della Bce dal 2003 al 2011, quindi l'italiano Mario Draghi, rotazione che adesso rende più che plausibile l'arrivo di un tedesco a ricoprire la prestigiosa carica. Ma potrebbe non essere detta l'ultima parola. Chiunque veda però Weidmann già sulla poltrona di governatore dovrà comunque aspettare l'esito definitivo: Erkki Liikanen, governatore della Banca di Finlandia si è infatti candidato a sua volta come possibile alternativa a Draghi.

La sua view

Weidmann, infatti è stato l'acerrimo nemico del governatore italiano e soprattutto delle sue misure di stimolo dell'economia, colpevoli, a suo dire, di intaccare i rendimenti e quindi di andare a discapito di una popolazione come quella tedesca fatta per lo più di risparmiatori che vedevano intaccati i ritorni su titoli di stato e investimenti pensionistici. La sua view è stata ribadita in più occasioni, non ultima le dichiarazioni rilasciate alla stampa tedesca, per la precisione al Frankfurter Allgemeine Zeitung, in cui sottolineava che la fine del QE era prevedibile addirittura entro quest'anno. Poche settimane dopo, all'inizio di febbraio, il numero uno della Buba tornava ad attaccare l'operato di Draghi chiedendo lo stop alle misure di sostegno finanziario entro settembre dal momento che un'eventuale estensione temporale degli acquisti di titoli di stato non sembra essere più giustificabile dalla situazione economica particolarmente favorevole che il Vecchio Continente registrava proprio nella seconda metà del 2017