In un anno in cui i mercati finanziari hanno perso il 5,3% (performance segnata dal Morningstar Global Markets Index NR, in euro), i fondi pensioni non hanno fatto eccezione. Nel corso del 2018, infatti, i listini azionari hanno vissuto un andamento volatile, contrastato nella prima parte dell’anno per poi peggiorare in modo consistente e generalizzato nell’ultimo trimestre. Lato obbligazionario, i rendimenti dei bond governativi sono risaliti negli Stati Uniti, mentre si sono mantenuti stabili nell’Eurozona, fatta eccezione per i titoli italiani i cui premi per il rischio sovrano si sono allargati a partire dalla seconda metà dell’anno. Queste tendenze si sono riflesse sui risultati delle forme pensionistiche complementari, subendo perdite in conto capitale causate dai ribassi dei corsi azionari e dal rialzo dei rendimenti obbligazionari.

Secondo gli ultimi dati della Covip (la commissione di vigilanza sui fondi pensione), nel corso del 2018, i rendimenti aggregati, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, sono stati in media negativi per tutte le tipologie di forme pensionistiche: -2,5% e -4,5%, rispettivamente, per i fondi negoziali e i fondi aperti; -6,5% per i PIP “nuovi” unit linked. Anche scendendo nel dettaglio dei rendimenti medi per linea d’investimento, si trovano solo performance negative. Si va infatti dal -0,6% medio della linea obbligazionaria pura dei fondi negoziali al -8,9% della linea azionaria dei PIP. Il tutto a fronte di una rivalutazione del Trattamento di fine rapporto (Tfr) dell’1,9%.

L’incidenza dei recenti andamenti dei mercati finanziari risulta tuttavia marginale su un periodo di osservazione più ampio, più consono al risparmio previdenziale. Nel periodo da inizio 2009 a fine dicembre 2018 (dieci anni), i rendimenti medi sono risultati pari al 3,7% per i fondi negoziali, al 4,1% per i fondi aperti e al 4% per i PIP di ramo III. Nello stesso periodo, la rivalutazione media annua composta del Tfr è stata pari al 2%.